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Operations, Manutenzione e Sistenibilità
Secondo la teoria dei sistemi «la sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente ». Le analogie con la manutenzione
non si fermano qui.
Negli anni ’70 un gruppo di studiosi del MIT guidati da Donella Meadows provò a formulare un primo concetto di sostenibilità e pubblicò un interessante quanto profetico rapporto (“I limiti dello sviluppo”). La Meadows provò anche a formulare qualche soluzione ed arrivò a questa sintesi: «La cultura del mantenimento è l’unica alternativa allo sviluppo incontrollato delle attività produttive che porterà al disastro l’umanità».
Qualche anno più tardi Giovanni Ferracuti, un architetto appassionato e studioso di manutenzione, intervenendo a
proposito della manutenzione ambientale individuò nella cultura manutentiva e nella scienza del conservare (terotecnologia) uno stile di vita alternativo ad un modello di sviluppo basato sul consumo e sullo spreco indiscriminato delle risorse, sempre più evidentemente limitate. In tale contesto «cultura manutentiva e cultura ambientale sono accumunate nella stessa dimensione ideologica ed etica» (Ferracuti, 1990). Nello stesso periodo AIMAN e CENSIS organizzarono un grande convegno a Roma dal titolo emblematico: "Produrre non basta" dove, con parole, prospettive e forse con obiettivi diversi, fu assegnato alla manutenzione lo stesso ruolo identificato da Ferracuti. La manutenzione cessò di essere un semplice strumento asservito alle operations per diventare un valore da sviluppare. Oggi diremmo un fattore competitivo e distintivo, ciò che permette all’impresa di mantenere nel tempo i propri fattori produttivi, di ridurre gli sprechi (si pensi al risparmio energetico) e di avere il consenso del territorio (non semplicemente fornendo posti di lavoro, ma con una rinnovata attenzione verso l’ambiente e la sicurezza). La manutenzione gioca un ruolo così importante nelle società più avanzate al punto che la Comunità Europea ha inserito la competenza manutentiva fra i parametri di valutazione dello sviluppo di una nazione (Nuri Bilgin, 1988).
Infatti noi, oggi, anche se non lo sappiamo, viviamo nella società della manutenzione. Non sarebbe possibile altrimenti sostenere lo sviluppo e la complessità tecnologica, nei paesi avanzati come nei paesi emergenti.
È evidente che la manutenzione oltrepassi abbondantemente i confini delle operations, perché si rivolge all’intero ciclo di vita dei sistemi, dal loro concepimento alla dismissione, mentre le operations sono interessate soprattutto dalla fase di gestione. Non bisogna cadere nella tentazione di confondere i campi di applicazione della manutenzione con la Cultura Manutentiva, e con il processo manutentivo nel suo insieme, come in parte è avvenuto con il Facility Management. È vero che nella gestione immobiliare la manutenzione può essere vista come un segmento del processo più generale di Facility Management, ma il suo ruolo non finisce qui. La troviamo infatti, per rimanere nel settore immobiliare, anche nel Property e nell’Asset Management. Tuttavia la manutenzione può fare molto per le operations, sul piano della sostenibilità, ma non solo. Con il miglioramento continuo e la prevenzione può accrescere notevolmente le prestazioni delle operations, può garantire impianti sicuri, durevoli, efficienti sul piano energetico, ecologici e rispettosi dell’ambiente.
Perché allora lesinare risorse alla manutenzione?
Perché non sviluppare le competenze manutentive con la formazione e l’addestramento? Perché quando ci sono dei tagli di bilancio si comprimono le attività indirette fra le quali è rubricata anche la manutenzione?
Se vogliamo che un’azienda (tanto più se dotata di impianti complessi come lo sono spesso quelli industriali) mantenga nel tempo un livello accettabile di efficienza, che abbia cioè un assetto produttivo sostenibile, dobbiamo pensare alla manutenzione, non vedo molte altre alternative. Purtroppo la manutenzione è di quelle attività che «non pretendono di trasformare il mondo, i loro obiettivi non sono esprimibili in modo semplice, vanno continuamente e periodicamente ripetute, se hanno successo il loro effetto non si vede» (Piergiorgio Perotto, 1993). Eppure proprio la manutenzione può rappresentare una speranza per il nostro futuro e per quello delle giovani generazioni. Se fra cinquant’anni il mondo sarà ancora al suo posto, se le aziende continueranno a produrre e a prosperare, se le città saranno agibili e pulite, se potremo godere di una passeggiata in campagna in mezzo alla natura, "indefinitamente", ciò sarà dovuto soprattutto alla manutenzione.
L’antica "arte" manutentiva è divenuta nel secolo scorso una giovane scienza, comprendendo al suo interno principi, metodi e tecnologie, ma guardando però anche al sociale. Ingegneria e al tempo stesso filosofia di vita.
AIMAN organizzerà con EFNMS il prossimo congresso internazionale di manutenzione che si svolgerà in Italia nel 2010 (26 anni dopo Venezia). Sarà una occasione straordinaria per affermare definitivamente il ruolo della Manutenzione anche nel nostro paese.
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