Editoriale

 
  (Luciano Furnaletto, Consigliere A.I.MAN.)          
 

Ingegneria di manutenzione = gestione e sviluppo della conoscenza

L’ingegneria di manutenzione è una realtà pervasiva dell’organizzazione delle operazioni produttive.

Sarebbe infatti riduttivo e organizzativamente improprio pensare ad una struttura allocata all’interno della manutenzione, ancorché propulsiva degli aspetti progettuali e di miglioramento.

L’ingegneria di manutenzione deve proporsi come l’entità organizzativa che ha il compito di progettare la manutenzione, ossia individuare prima, e progettare poi, metodi di lavoro, approcci, politiche e strategie manutentive, capaci di assicurare lo sviluppo delle attività operative, controllare la manutenzione, attraverso l’elaborazione e l’analisi di indicatori di efficienza ed efficacia e garantendo il rispetto delle regole, dei metodi e delle procedure definite in fase di progettazione e migliorare la manutenzione, attraverso un percorso continuo di analisi critica dei risultati conseguiti dal sistema manutenzione e di adeguamento continuo dei dati costitutivi della progettazione.

Nel corso degli ultimi anni inoltre si è riscontrato un crescente impegno verso il presidio e lo sviluppo sistematico della conoscenza legata al processo manutentivo, con l’obiettivo di valorizzare e rendere patrimonio dell’Azienda l’insieme delle conoscenze che rappresentano uno degli asset intangibili della manutenzione. Per poter operare lungo tale ciclo virtuoso, l’ingegneria di manutenzione deve necessariamente disporre di una forte ownership, distribuita su diversi livelli organizzativi. A livello centrale si deve proporre come strumento di aggregazione, di sintesi e di diffusione delle culture tecniche e delle esperienze disseminate nelle diverse aree operative, affermando la sua funzionalità alle esigenze della produzione e al processo dell’innovazione. Deve inoltre contribuire in modo determinante alla valorizzazione dell’esperienza "storica" e del Know How, operando entro un contesto organizzativo che favorisce l’osservazione esterna sullo sviluppo tecnologico e l’empowerment delle risorse.

A livello operativo deve stimolare l’integrazione tra la produzione e la manutenzione sulla base della tensione al miglioramento delle prestazioni delle macchine e degli impianti. Deve promuovere l’approccio e i metodi ingegneristici e quindi la cultura della progettazione prima della realizzazione, della misurazione come momento della comprensione e della conoscenza, del miglioramento come momento di ripensamento dell’esistente e di stimolo alla creatività e quindi allo sviluppo. In sintesi è dunque possibile distinguere una ingegneria di manutenzione centrale e una operativa. La prima ha il compito di presidiare la progettazione e lo sviluppo della manutenzione, valorizzando, integrando e standardizzando in best practices le esperienze operative maturate nelle diverse realtà produttive, ponendo una particolare attenzione a identificare le opportunità diffuse di miglioramento dell’esistente (orientamento al processo produttivo) e di miglioramento ottenibili attraverso la standardizzazione e lo sviluppo tecnico delle macchine e degli impianti (orientamento alle tecnologie produttive). Diversamente la manutenzione operativa deve presidiare sia l’attuazione delle indicazioni provenienti dalla manutenzione centrale, sia il miglioramento continuo che è proprio della conduzione quotidiana delle linee di produzione (orientamento alle attività di produzione) Lungo questa ripartizione è estremamente importante definire e sviluppare i nodi di integrazione e le interfacce tra manutenzione, produzione e progettazione. In particolare l’integrazione tra manutenzione e progetta-zione trova fondamento nella necessità e opportunità di migliorare il ciclo di vita e quindi di utilizzo delle macchine e degli impianti.

L’asse principale su cui si deve sviluppare l’integrazione riguarda il processo di miglioramento dell’affidabilità e della manutenibilità degli asset tecnici.

E’ evidente come in tale ambito, manutenzione e produzione risultino i propulsori dell’innovazione che, in quanto portatori dell’esperienza nella conduzione degli impianti, rilevano i problemi degli impianti, ne analizzano le cause e propongono idee di miglioramento. Queste idee divengono gli input per la progettazione, che ha la responsabilità della validazione del progetto di modifica e delle relative specifiche di realizzazione, garantendo così sia la coerenza con gli standard tecnici aziendali, sia l’adeguamento degli aspetti legati alle logiche di gestione complessiva della macchina, sia la revisione della documentazione a corredo in conformità alle norme vigenti (sicurezza, ambiente). Un secondo asse di integrazione riguarda il processo di gestione della macchina nelle normali attività di produzione dove la progettazione ha il compito di trasferire in modo strutturato e formale le competenze relative alla regolazione e alla manutenzione delle macchine stesse, a garanzia della capacità degli operatori di produzione e manutenzione di intervenire efficacemente sugli impianti, nel pieno rispetto delle normative e delle migliori pratiche relative a sicurezza e ambiente, divenendo a tutti gli effetti responsabile dello sviluppo e della certificazione delle professionalità. A ulteriore riprova di quanto riportato è opportuno evidenziare come anche la normativa vigente stabilisca per determinati ambiti che il progettista operi non solo nel senso di garantire livelli di affidabilità/sicurezza di funzionamento, ma elabori un piano di manutenzione che garantisca l’affidabilità per la vita utile del bene, formalizzando così la cultura manutentiva e i concetti di ottimizzazione del ciclo di vita. La norma infatti dispone che durata e affidabilità del bene siano inserite fin dalla fase di progettazione, produzione, utilizzo e dismissione del bene considerando: efficacia, manutenibilità e sicurezza gestionale. Poiché la prevenzione senza una concezione progettuale che tenga conto di tutte queste scelte che permettono di incidere originariamente sui criteri di manutenzione, risulta essere una occasione perduta. Al tempo stesso la normativa impone al manutentore / gestore l’osservanza dei piani (da condividere), l’adozione degli standard di lavoro predefiniti e l’utilizzo di manodopera certificata.

Nonostante ciò si riscontra ancora un disallineamento tra evoluzione del tessuto industriale e norma. I dettati legislativi, emanati su sollecitazione comunitaria, hanno cercato di porre riparo a questa situazione attraverso differenti impostazioni operative, ma gli strumenti attuativi e di controllo necessari sono ancora insufficienti, mancando il corollario di una legislazione condivisa e strutturata. E’ pertanto evidente in tale contesto come l’ingegneria di manutenzione debba necessariamente mantenere una forte capacità di osservazione e interpretazioni sulle fasi del processo operativo e manutentivo. Tale impostazione, quella di un contatto quotidiano e continuo con la realtà e con i suoi problemi, è essenziale per la missione dell’ingegnere di manutenzione e deve essere perseguita attraverso l’adozione di opportuni strumenti e metodologie quali:

  • Il Sistema Informativo della Manutenzione che deve garantire la gestione degli ordini di lavoro per interventi di manutenzione programmata (definizione, preventivazione, programmazione / schedulazione, consuntivazione) e di pronto intervento, la gestione dei materiali, dei magazzini, delle imprese, degli approvvigionamenti e degli acquisti e la definizione e il controllo del budget dei costi della manutenzione.
  • I sistemi di supporto all'ingegneria di manutenzione, che consentono di sviluppare analisi e ottimizzazioni di affidabilità, manutenibilità, disponibilità e valutazioni del costo globale di manutenzione.
  • I sistemi di monitoraggio e diagnostica per la prevenzione dei guasti, che consentono di rilevare in maniera continua elementi utili relativi all’evolversi della vita del componente sotto esame. L’implementazione di metodologie a supporto della definizione e ottimizzazione delle politiche manutentive, quali FMECA, MAGEC, analisi RCM, etc...
  • L’adozione di cruscotti di indicatori (KPI) per la stima della efficacia/efficienza organizzativa ed operativa degli interventi manutentivi, con l’obiettivo di operare un controllo di gestione non strettamente ed esclusivamente legato ad indicatori cost based e in grado guardare all’azienda, o una parte di essa, secondo una visione di insieme.
  • Lo sviluppo della Mobility, che permette l'allineamento in tempo reale tra processi, decisioni ed eventi, attraverso la comunicazione in modo tempestivo di stati, situazioni e informazioni decisionali e tecniche da postazioni in movimento, portando ad una maggiore automazione delle procedure, delega e responsabilizzazione dell’operatore "sul campo", standardizzazione, codifica e garanzia della bontà delle informazioni e rispetto dei criteri di certificazione dei processi che possono avere impatto sulla sicurezza.

    L’ingegneria di manutenzione deve pertanto rappresentare l’espressione organizzativa della tensione alla soluzione e alla prevenzione dei problemi della manutenzione, sulla base di un approccio scientifico e razionale stimolato e supportato da una adeguata gestione e da uno sviluppo strutturato della conoscenza e della cultura manutentiva.