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Gestire la manutenzione degli impianti industriali nell’era dell’integrazione tecnologica
La gestione della manutenzione è una disciplina senza dubbio difficile e probabilmente, negli ultimi anni, i fattori di complessità sono aumentati. Perché continua ad aumentare la complessità
dei beni impiantistici nell’installato industriale, come effetto della tendenza all’integrazione di diverse tecnologie. Ciò sta portando ad un prodotto impiantistico che assume sempre più una valenza meccatronica e non mi pare che la tendenza all’integrazione delle tecnologie possa fermarsi. L’evoluzione della meccatronica oggi è fortemente accelerata dai notevoli progressi dell’elettronica digitale (miniaturizzazione dei componenti), dell’informatica e delle reti (Internet), ma anche dalla disponibilità di materiali innovativi e dalla possibilità di realizzare una meccanica più precisa. L’area di integrazione delle tecnologie meccaniche - elettroniche - informatiche può essere, oltre ché un elemento di complessità da gestire, una opportunità da cogliere. In questo quadro evolutivo, credo che si debba reinterpretare il ruolo della gestione della manutenzione. Non voglio dire, però, che si debba necessariamente parlare di Asset Management (o usare termini simili e magniloquenti). Sempre più spesso ho sentito questo termine accattivante. Diffiderei, però, da un suo uso troppo "allargato". Il rischio è quello di snaturare la gestione della manutenzione, portandola all’assunzione del ruolo di gestore economico e strategico delle risorse di impianto. Può essere anche questo, ma prima di tutto credo che la manutenzione debba assumersi il ruolo di gestore "ingegneristico" delle risorse di impianto: un gestore, cioè, che sia capace di ingegnerizzare, nel migliore dei modi, il supporto logistico all’utilizzo delle risorse tecniche (impianti, materiali tecnici, attrezzature, strumenti di misura, informazioni) e umane (personale, terzi) per il raggiungimento degli obiettivi di disponibilità e qualità della produzione e il rispetto delle regolamentazioni cogenti di sicurezza e sostenibilità ambientale. Credo, pertanto, che il pilastro fondamentale sul quale costruire la gestione della manutenzione nell’era dell’integrazione tecnologica sia la comprensione delle nuove risorse tecniche disponibili come opportunità di eccellenza operativa e la loro messa in opera negli impianti. E’ opportuno comprendere i vantaggi che possono conseguire dalla capacità di governare le informazioni ed il know how distribuito all’interno di un sistema complesso che potremmo definire "integrato di manutenzione". Sistema nel quale, con riferimento agli impianti di oggi, ma, anche in termini evolutivi, a quelli di domani: è utilizzabile un’intelligenza distribuita sugli impianti grazie alla disponibilità di tecnologie Micro Electro Mechanical Systems (MEMS); gli operatori di manutenzione sono supportati nella gestione delle informazioni e della normale operatività da computer palmari (PDA) ed altre tecnologie utili (smart phones, smart tag RFiD ...); la ricerca di informazioni e conoscenze distribuite è facilitata grazie alla messa in opera di diversi meccanismi, come quelli resi disponibili dalle tecnologie wireless (in un’area di produzione, WiFi, Zigbee, Bluetooth, per flotte distribuite, GSM, GPRS, UMTS), ma anche da altre tecnologie in fase di sviluppo (ad es., si parla, per il futuro, della opportunità di disporre di "agenti" software in grado di supportare la ricerca “intelligente” di informazioni utili alla gestione e reperibili a bordo delle macchine); la manutenzione è coordinata sia con la catena di servizio (es., nella richiesta di parti di ricambio mediante Internet), sia con la pianificazione della produzione, in modo che questa tenga conto del governo delle contingenze reali, per trovare, una volta che è avvisata con adeguato anticipo, soluzioni volte a ridurre l’effetto di inattese e costose perdite di capacità produttiva, sfruttando le flessibilità rese disponibili nella catena logistica di produzione (magazzini dei prodotti, risorse alternative di produzione e fornitura). L’intelligenza distribuita e il sistema integrato di manutenzione è anche una leva per far fronte alla esigenza di governare la sicurezza. La presenza di sensori intelligenti sugli impianti e sulle persone (ad es., mediante smart tag basati su tecnologia RFID) può essere una scelta promettente per il tracking delle risorse, durante lo svolgimento delle operazioni di manutenzione. L’obiettivo principale, in tal caso, è quello di ridurre omissioni, errate manovre e quant’altro che potrebbe essere fonte di rischio per la persona e l’ambiente circostante. In conclusione, se dovessi, quindi, usare il termine di Asset Management, sarebbe nell’accezione di governo dei beni fisici, e delle tecnologie che questi supportano, prima che di governo economico e strategico. Quest’ultimo è un aspetto essenziale, ma certamente conseguente, nella maturazione del modello di business della manutenzione, al raggiungimento di altre capabilities organizzative di base. Ecco perché userei il termine più mirato di Physical Asset Manager (PAM), come in diversa letteratura tecnico-scientifica del mondo anglosassone. Perché, prima di tutto, vedrei il gestore della manutenzione come il responsabile "cosciente" della conservazione del bene "fisico", con ridotti rischi di danno alle persone, alla proprietà e alla continuità di
business, ciò che evidentemente si traduce in un fatto di gestione economica e finanziaria.
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