L’importanza della manutenzione dei sistemi di climatizzazione

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Perché un’opportuna supervisione degli impianti HVAC è necessaria per mantenere in sicurezza ambienti di lavoro e ridurre i rischi di infezioni

L’importanza della manutenzione dei sistemi di climatizzazione
L’importanza della manutenzione dei sistemi di climatizzazione
Tabella 1 - Tipi di intervento indicati per concentrazione di Legionella (UFC/L) negli impianti idrici a rischio legionellosi esercitati in tutti i siti
Tabella 1 - Tipi di intervento indicati per concentrazione di Legionella (UFC/L) negli impianti idrici a rischio legionellosi esercitati in tutti i siti
Tabella 2 - Tipi di intervento indicati per concentrazioni di Legionella (UFC/L) negli impianti di raffreddamento a torri evaporative o a condensatori evaporativi
Tabella 2 - Tipi di intervento indicati per concentrazioni di Legionella (UFC/L) negli impianti di raffreddamento a torri evaporative o a condensatori evaporativi

Il progresso ci sorprende ogni giorno: i li­velli di performance e comfort raggiungibili sono eccellenti e configurabili per ogni grado di richiesta. Ne è un valido esempio il suppor­to tecnologico per migliorare l’ambiente indoor, con attrezzature impiantistiche che consentono il corretto compromesso fra benessere corporeo e funzionalità. Non fila sempre tutto liscio, gli stessi impianti possono rappresentare delle insidie che se trascurate generano problemi maggiori.

Un caso ricorrente è rappresentato dagli im­pianti di distribuzione idrica e trattamento dell’a­ria, dove il pericolo è costituito dalla presenza di batteri nel fluido stesso e successivamente propagati ai componenti dell’impianto aeraulico, che attraverso passaggi di stato ne favorise la diffusione negli ambienti. Dovendo garantire la salubrità in esercizio dell’intero sistema, bisogna considerare alcuni fattori fin dalla fase di proget­tazione. Gli impianti di trattamento dell’aria (tec­nicamente chiamati HVAC - Heating Ventilation and Air Conditioning) svolgono funzioni di con­trollo del carico termico (caldo o freddo), filtra­zione degli inquinanti interni e esterni, diluizione degli inquinanti interni, confinamento dinamico degli ambienti, apporto di aria di rinnovo (ossi­geno per respirare), controllo dell’umidità rela­tiva, estrazione localizzata di inquinanti. Sempli­ficando possiamo dire che l’aria viene prelevata dall’esterno e sottoposta ad una serie di tratta­menti fisici mediante utilizzo di fluidi termovetto­ri, principalmente acqua.

Molto spesso i componenti ove si svolgono det­ti processi sono trascurati poiché scarsamente manutenibili ed i batteri trovano facile dimora fra batterie di scambio termico, vaschette di raccolta condensa, celle filtro, condotti aeraulici.

Ricordiamo chiaramente le cronache dell’estate 2018, con ripetute notizie allarmanti riguardo la contrazione di pericolose malattie polmonari. La minaccia in quei casi era costituita dalla temibile ed ormai nota “Legionellosi”.

Con il termine legionella si intende un batterio ae­robio, ovvero un organismo unicellulare, visibile solo al microscopio. Per la sua riproduzione ne­cessita della presenza di ossigeno, l’ambiente ti­pico è quello acquatico, sia naturale che artificiale.

Una volta presente il batterio, un facile mezzo di propagazione è costituito dall’aerosol, poiché favo­risce la contrazione della patologia appunto chia­mata “legionellosi”: trattandosi infatti di particelle molto fini (dell’ordine di centesimi fino a centinaia di micron) possono essere facilmente inalate. Si può dire che minore è la grandezza della particella d’acqua, più probabile è il contatto con le vie respi­ratorie. Per quanto pericolosi essi siano, i batteri presenti negli ambienti acquatici naturali (stagni, laghi) non proliferano, mentre se passano agli am­bienti artificiali (reti distribuzione acqua, impianti di climatizzazione ecc.) hanno la possibilità di propa­garsi, ed inoltre resistono molto bene agli agenti sanificanti ed antibatterici.

Un altro fattore di pericolosità è rappresentato dalla temperatura dell’acqua: al di sotto dei 20°C non vi sono particolari motivi di preoccupazione, ma tra 20 e 50°C si può formare aerosol e pertanto facil­mente inalabile.

Nei casi più semplici è sufficiente il soffione di una doccia od un rubinetto per avere modesta ma suf­ficiente inalazione di acqua nebulizzata, fino ai casi più complessi come nei sistemi a torre evaporati­va; contrariamente a quanto molti sostengono, la legionellosi non si contrae bevendo acqua conta­minata.

Riassumendo, i fattori di rischio sono pertanto:

  • temperatura acqua compresa tra 20 e 50°C
  • presenza di tubazioni con flusso d’acqua ridotto oppure utilizzo stagionale o intermittente
  • inadeguata manutenzione e disinfezione dell’impianto con relativi terminali di erogazione (rubinetti, soffioni, docce)
  • Caratteristiche alterate dell’acqua proveniente dall’approvvigionamento
  • Componenti impianto molto datati
  • Recenti lavori di ristrutturazione
  • Utilizzo di gomme e fibre naturali nelle guarnizioni e nei dispositivi di tenuta

Come si individuano gli impianti contaminati? Attraverso opportune analisi microbiologiche effettuate su campioni d’acqua abbiamo la pos­sibilità di accertare la presenza del batterio, verificando il parametro “UFC” (unità formante colonia). Perché vi sia infezione si devono veri­ficare le seguenti condizioni:

  • elevata concentrazione di legionella (> 1000 UFC/litro)
  • dispersione di acqua contaminata sotto forma di aerosol
  • presenza di forme di nutrimento come alghe, calcare, ruggineo altro materiale organico
  • inalazione di aerosol da parte di persone che presentano una predisposizione salutare

Effetti della infezione da legionella

Contrarre l’infezione può causare effetti a partire dalla “Febbre di Pon­tiac” che presenta un periodo di incubazione da 24 a 48 ore e risolvibile in 2 -5 giorni, fino alla temibile “legionellosi” (o Legionella Pneumophila) che ha un periodo di incubazione da 2 a 10 gg e coinvolgimento polmo­nare anche letale.

Il tasso di mortalità in questo caso va dal 10%, fino a spingersi al 30 – 50% nel caso l’infezione si manifesti in aree con personale già ammalato (ospedali, case di cura), pertanto con soggetti particolarmente a rischio quali persona anziane oppure presenza fattori di rischio quali fumo da tabacco, malattie bronco polmonari ecc.

Impianti a rischio

Gli impianti particolarmente sensibili al fenomeno sono:

  • Impianti idrosanitari (produzione, distribuzione di acqua calda ACS, erogatori di rubinetti, diffusori di docce, nebulizzatori);
  • Piscine, idromassaggi, impianti termali, fontane ornamentali;
  • Torri evaporative (per raffreddamento) installate negli impianti di con­dizionamento;
  • Impianti di trattamento aria, quando dotati di umidificazione ad acqua (erogazione mediante ugelli);
  • Impianti irrigazione giardini;
  • Impianti di scarico della acque usate (specie da lavastoviglie, lavatrici ecc.).

Linee guida per la prevenzione

Punto di partenza è, ancora una volta, il Testo Unico Sulla Sicurezza (D.Lgs. 81 /08) che classifica la “legionellosi” come agente biologico e come tale assoggettato a precisi obblighi in caso di presenza. Precisa­mente al titolo X si evince che il datore di lavoro nella valutazione dei rischi (prevista a sua volta dall’articolo 17) tiene conto di tutte le informazioni disponibili a riguardo e successivamente mette in atto soluzioni preventive e protettive, in misura adeguata al livello di rischio. In particolare nell’allegato XLVI sono citate le specie patogene di legionella (tra cui la più diffusa pneumophila) e classificate all’articolo 268 come “agenti biologici del gruppo 2”: tali agenti costituiscono grave ri­schio di contrarre malattie in soggetti umani.

L’articolo 64, dello stesso decreto, inoltre, stabilisce che si debba attuare una regolare manutenzione e pulitura degli impianti di aerazione e, nello specifico, l’allegato IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” fornisce indicazioni in merito alla pulizia e alla manutenzione.

Ancora, l’articolo 22, infatti impone di scegliere opportune soluzioni tec­niche al fine di prevenire condizioni a rischio. In questo caso il progettista di un impianto idrico o di trattamento dell’aria ha l’obbligo di prevedere tuazioni di manutenibilità adeguata negli elementi d’impianto, ad esempio disporre tratti di tubazione il più possibile lineari, evitando elementi ciechi ed un bilanciamento idrodinamico adeguato, come pure i serbatori di ac­cumulo devono essere dotati di passo d’uomo e favorire una buona ispe­zionabilità. La temperatura all’interno dei serbatoi deve essere superiore o uguale a 60°C. Se non fosse possibile rispettare le temperature, sarà opportuno installare un sistema di disinfezione alternativo per controllare il rischio di proliferazione batterica. La distribuzione aeraulica rispetterà ovviamente gli stessi criteri di manutenibilità e disinfezione.

Sono tuttavia le linee guida, pubblicate inizialmente nel 2000, che for­niscono precise indicazioni sui protocolli di valutazione rischio ed inter­venti di prevenzione e monitoraggio. La versione approvata il 7 maggio 2015 in sede di Conferenza Stato-Regioni, costituisce l’attuale punto di riferimento nazionale “Linee guida per la prevenzione ed il controllo del­la legionellosi” e comprende indicazioni per i diversi settori, dal civile, all’industriale, fino al turistico/alberghiero. Nonostante una corretta pro­gettazione, possono insorgere durante l’esercizio dei problemi di con­taminazione che le linee guida indicano di affrontare con una serie di misure, di peso proporzionale alla quantità di batteri rilevati nei campioni d’acqua (UFC).

Come evidenziato nella tabella riportata, maggiore è il valore di UFC riscontrata nelle analisi, più approfondite dovranno essere le misure adottate: esse possono variare dal trattamento termico (aumento della temperatura a 50-55°Cin modo da disattivare il batterio), Shock termico (aumento temperatura a 70-80°C), clorazione, trattamento con lampa­de ultraviolette, clorazione, Ionizzazione rame argento, additivazione con perossido di idrogeno ed argento con funzione battericida.

A causa della capillarità degli impianti aerau­lici, in caso di contaminazione è necessario provvedere a controllo e sanificazione di ogni elemento, pertanto è opportuno avviare una attività pianificata attraverso lo studio della do­cumentazione disponibile (planimetrie, lay out impiantistici): questa fase serve per individuare i punti critici e le modalità di ispezione.

Successivamente verranno ispezionati gli ele­menti (interno canalizzazioni, camere delle uni­tà trattamento aria, batterie di scambio, ventil­convettori) al fine di raccogliere dei campioni da analizzare.

La valutazione del rischio in questo caso rientra nel DVR biologico, che deve essere aggiornato in alla evoluzione tecnologica dell’impianto.

È opportuno affidarsi in questo ad una società specializzata, poichè richiede le giuste compe­tenze ed una mentalità che abbraccia, come già affrontato, le fasi di valutazione dei rischi, quin­di una corretta progettazione tenendo conto dei fattori basilari in materia; successivamente la manutenzione richiede non solo una capacità tecnica di intervento ma l’esecuzione di parti­colari e frequenti monitoraggi che possono essi stessi costituire un pericolo per la salute duran­te lo svolgimento.

Fabio Calzavara, Coordinatore Regionale Triveneto A.I.MAN.

Pubblicato il Giugno 10, 2019 - (14 views)
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