La Manutenzione nell’Era dell’Intelligenza Artificiale

Connessioni e interdipendenze tra manutenzione e AI, una realtà sempre più ibrida

  • Ottobre 11, 2023
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a cura di Antonella Petrillo, Dipartimento di Ingegneria, Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

 

Nel quinto anniversario del crollo del Ponte Morandi avvenuto il 14 agosto del 2018 si riflette su un evento così tragico che ancora oggi suscita sconcerto, tristezza e commozione.

Cinque anni fa, la caduta del Ponte Morandi a Genova, simbolo del genio italiano, ha attivato un processo di riflessione sulle possibili cause che hanno portato a un evento così catastrofico: un cigno nero? Un problema strutturale?

La questione è complessa. I fattori in gioco molti. Evento accaduto in una giornata caratterizzata da una pioggia incessante e inconsueta, trasportando con sé un’atmosfera insolita di tempesta imprevedibile.

Quel tragico evento ha evidenziato l’importanza di un equilibrio accurato tra tecnologia, risorse e pianificazione, elementi essenziali per garantire efficienza e resilienza di sistemi infrastrutturali complessi.

Ora, mentre ci immergiamo nell’era del metaverso e dell’intelligenza artificiale, questa lezione dovrebbe essere trasposta in un contesto ancora più ampio e complesso.

Infatti, in questo lasso di tempo, il mondo è notevolmente cambiato: l’avvento delle nuove tecnologie digitali e l’accelerazione dell'intelligenza artificiale offrono sfide e opportunità ineguagliabili per ogni settore, compreso quello della manutenzione.

Nell'era attuale, la manutenzione non è più confinata alle strutture tangibili, ma può abbracciare una dimensione virtuale che può potenziare la gestione della manutenzione al di là dei confini fisici.

Non possiamo però non riflettere su una questione di fondamentale importanza. L'ingresso in un mondo phygital solleva questioni profonde sull'identità, l’etica e la relazione tra gli esseri umani e le intelligenze artificiali. Tuttavia, il ruolo cruciale di queste nuove tecnologie nel mondo contemporaneo è indubbio. Resta naturale riflettere su questi aspetti, poiché comportano sfide e cambiamenti significativi.

La tecnologia e la digitalizzazione sono elementi sempre più presenti nella nostra vita quotidiana e hanno profondamente trasformato la società in molti modi positivi da tempi remoti.

Il lavoro da sempre cambia e si trasforma grazie alle nuove tecnologie e alle innovazioni.

Nell’era del calcolo quantistico, il concetto che ci viene ricordato molto bene nel film Il diritto di contare (titolo originale: “Hidden Figures”). Uscito nelle sale cinematografiche nel 2016 e diretto da Theodore Melfi, il film è basato sul libro di Margot Lee Shetterly. La trama del film si concentra sulla storia di tre donne afroamericane eccezionali - Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson - che lavoravano alla NASA durante l’era della corsa allo spazio negli Anni '60. Una svolta si ottiene in seguito alla promozione della protagonista, ammessa a lavorare per la Space Task Group. Quest’ultima, nata in occasione della ‘corsa allo spazio’ contro i sovietici, mirava a mandare un uomo in orbita prima dei russi, ma come sappiamo, il primato è di questi ultimi che lanciarono in orbita di Yuri Gagarin nel 1961. La missione Space Task richiedeva il lavoro di molti matematici per il calcolo delle traiettorie per il Programma Mercury e la missione Apollo 11, lavoro molto lungo e laborioso. Ma l’obiettivo era quello di avere il primato sui russi. Da qui la scelta della NASA di acquistare un super computer, l’IBM 7090. Oggi come all’ora il super computer era visto come un individuo che avrebbe minacciato il lavoro di molte addette del settore calcoli. Dorothy (responsabile del team di calcolo), dopo aver capito che, con una macchina che eseguiva i calcoli con una tale velocità, non ci sarebbe potuto essere alcuna utilità in futuro per le matematiche della sua unità, decise di cominciare ad addestrarle sui processi di programmazione del calcolatore IBM. Con questa attività riuscì a “promuovere” e valorizzare” il lavoro di tutto il suo gruppo che ovviamente non venne sostituito dal super computer ma diventò elemento essenziale per la verifica del corretto funzionamento dello stesso.

La particolarità di questo film è che, pur essendo ispirato alla lotta per i diritti civili, lascia riflettere anche su un aspetto di non secondaria importanza ovvero la capacità di un gruppo di persone di riuscire a farsi strada grazie alle proprie armi e nello specifico quelle della mente, una mente aperta e creativa. Una scena celebre e illuminante del film è quella in cui Al Harrison (capo del gruppo di matematici, interpretato da Kevin Costner) chiede: «Pensi che arriveremo sulla luna?» a Katherine (matematica dello Space Task Group), che gli risponde: «Siamo già là, signore!»

Non dobbiamo, quindi, trascurare il ruolo centrale dell’essere umano. Nonostante l’innovazione digitale e l’IA possano automatizzare molte attività, il discernimento etico e la supervisione rimangono prerogative umane insostituibili.

A oggi, infatti, non bisogna dimenticare che l’intelligenza artificiale non prova emozioni, anche se gli sviluppatori la programmeranno per simularle. Mentre, l’intelligenza emotiva, tipica dell’essere umano, attraverso le proprie capacità metacognitive, consente di riflettere, organizzare e controllare tutte le attività cognitive e di pensiero. Questa peculiarità fa la differenza, è la differenza.

Inoltre, è bene precisare che la nostra identità si estende oltre il nostro io fisico, abbracciando anche il nostro sé digitale. Questa estensione dell'identità richiede una riflessione costante che abbracci l’evoluzione dei valori personali in un contesto sempre mutevole.

Negli ultimi decenni, pertanto, è indubbio che le nuove tecnologie abbiano fatto progressi straordinari, trasformando la nostra società in modi inimmaginabili. I risvolti sono innumerevoli, se pensiamo alla connessione tra digitalizzazione e intelligenza artificiale possiamo affermare che sta portando a un significativo cambiamento nella gestione e nell'ottimizzazione delle operazioni di manutenzione. Questa sinergia può rendere possibile un approccio più proattivo, efficiente ed efficace alla manutenzione dei beni e delle infrastrutture.

La digitalizzazione e l'intelligenza artificiale possono supportare la gestione della manutenzione delle infrastrutture mediante il Monitoraggio Remoto e la Diagnostica Virtuale (l’uso di sensori installati nelle infrastrutture, dati in tempo reale possono essere raccolti e trasmessi in un ambiente metaverso); la Simulazioni e Addestramento (utilizzando ambienti metaverso, gli operatori possono essere addestrati su come effettuare procedure di manutenzione complesse in un ambiente virtuale prima di eseguirle sul campo); la Collaborazione Remota (gli esperti possono collaborare da diverse parti del mondo per risolvere problemi complessi); la Manutenzione Predittiva (l'IA può analizzare grandi quantità di dati storici e in tempo reale per prevedere quando un componente o un sistema potrebbe aver bisogno di manutenzione); la Manutenzione Autonoma (l'IA può analizzare i dati, identificare il problema, pianificare l'intervento e guidare i robot nell'esecuzione delle attività necessarie oppure monitorando il ciclo di vita dei componenti, consigliando sulla sostituzione.

La connessione e interdipendenza tra manutenzione e AI in una realtà sempre più ibrida può portare a un miglioramento significativo nell'efficienza, nella precisione e nella gestione delle infrastrutture attraverso il monitoraggio avanzato, la manutenzione predittiva, la formazione virtuale e molto altro ancora. Tuttavia, è importante considerare anche sfide come la sicurezza dei dati, l'accessibilità e l'integrazione tecnologica nella pianificazione di tali soluzioni.

A conferma che l’evoluzione tecnologica non può essere frenata ma dovrebbe essere gestita a supporto dell’evoluzione umana vi è l’ultimo progetto di Sam Altman, l’uomo “dietro” ChatGPT. Il progetto è apparentemente inquietante, spaventando anche diversi esperti dell’intelligenza artificiale. Il progetto si chiama Worldcoin e ha l’obiettivo di diventare “la più grande rete pubblica di identità e finanza, aperta a tutti indipendentemente dal Paese, dal background e dallo status economico”. Il progetto è partito tre anni fa, ma solo lo scorso 24 luglio 2023 è stato lanciato su larga scala. In sessantatré città di quattordici Paesi – compresi Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, India e Giappone – sono stati installati gli Orb, scintillanti sfere di metallo grandi come un pallone da calcio che attraverso una fotocamera catturano un’immagine dell’iride e generano un codice univoco per identificarla. Dal momento che non esistono due persone con l’iride identica, Orb può assegnare a ogni essere umano un suo codice – la Worldcoin ID –, una sorta di documento di identità biometrico molto affidabile, perché falsificare un’iride è estremamente complicato.

I governi sono allarmati, ma di fatto impossibilitati ad arrestare queste sperimentazioni.

In definitiva, nell’inesorabile sviluppo della tecnologia digitale e nella fattispecie nell'intreccio tra manutenzione, digitalizzazione, metaverso e intelligenza artificiale, emergono domande fondamentali. Come possiamo garantire che l'IA sia guidata da valori etici? Come possiamo bilanciare l'innovazione tecnologica con una riflessione continua sulle sue implicazioni? La manutenzione, nel suo significato più ampio, si fa strada come risposta.

L'essere umano rimane il custode fondamentale di queste realtà intrecciate, chiamato a bilanciare la creatività e l'innovazione con una responsabilità condivisa di preservare il bene comune. Se abbracciamo questa sfida l’evoluzione tecnologica può essere considerato un luogo di arricchimento umano, crescita etica e comprensione condivisa.

L’innovazione tecnologica, non è sempre neutrale, ma indirizzata da menti umane appassionate, ingegnose e creative può guidare un futuro di progresso e innovazione senza limiti. Come era solito sostenere lo scienziato più eccentrico e rivoluzionario della storia «La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario» (Albert Einstein).