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Una nuova rubrica per ribadire la centralità del fattore umano in manutenzione

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La gestione delle competenze è centrale nei processi produttivi, e intorno a questo aspetto anche nella fleet maintenance molto si fa e si sta facendo. Fra le iniziative di spicco in tal senso figurano la progressiva applicazione della UNI EN 15628 che individua e consente di certificare le competenze stesse o, specifica per il settore ferroviario, l’abilitazione agli organi di sicurezza imposta dalle National Safety Authorities.

In fondo anche i manutentori hanno un loro “ciclo di vita”, e così come si fa con gli asset fisici al momento di definire le politiche di rinnovo delle flotte è importante avviare fin dall’inizio il personale in un percorso virtuoso che consenta loro di acquisire da subito alcune conoscenze che saranno poi integrate nel tempo man mano che si svilupperanno le abilità acquisite.

Il tema è centrale e taluni autori, non a caso, definiscono “fase calda” tale aspetto, ponendo l’accento sulla necessità di individuare le competenze da coltivare in relazione alle strategie aziendali di lungo termine e alle politiche di make or buy rese possibili dalle opportunità di mercato. Tutti aspetti che incidono sul core business ma che non possono essere gestiti prescindendo dalla componente umana.

Un’ulteriore variabile è rappresentata dalle politiche del lavoro in atto nel Paese di riferimento: laddove ad esempio venga premiata l’uscita anticipata di un numero consistente di risorse (come nel caso della cosiddetta “quota 100” perseguita in Italia), in assenza di un solido e chiaro governo del fenomeno si rischia di privare interi comparti di figure-chiave il cui rimpiazzo non può essere semplicemente effettuato con assunzioni o facendo ricorso ad apporti esterni.

Inizia dunque qui una breve rubrica dedicata alla formazione di base e alla sua centralità, con riferimenti alle iniziative in essere, ai contenuti che è possibile trasmettere attraverso la formazione scolastica e quella post diploma/qualifica e ponendo, anche in questo caso, al centro l’aspetto umano, seguendo il percorso di alcuni manutentori da poco inseriti nel settore lavorativo così da poter attuare un miglioramento continuo anche dei percorsi formativi stessi, che di ricadute di esperienza devono nutrirsi.

Saranno dunque via via affrontati i seguenti temi:

  • Interviste a giovani manutentori recentemente inseriti nel processo fleet management.
  • Analisi dei principali aspetti di team building, indispensabili per trasformare la teoria della manutenzione in pratica corrente.
  • Descrizione delle iniziative svolte e in essere per la manutenzione specialistica di manutentori, con particolare riferimento alla figura del meccatronico.

Il fattore umano è infatti indispensabile e si cercherà qui di valorizzarlo al di là del ruolo aziendale, convinti che una squadra efficiente sia composta non solo da un buon team leader (il capo squadra, l’ingegnere di manutenzione, il manager di manutenzione non sono sempre investito in maniera formale di tale compito) ma anche da un insieme di abilità, competenze e skill da coltivare e fare crescere all’interno di tutti i manutentori, a partire da coloro che svolgono le mansioni più semplici per risalire, via via, a quanti dotati di specializzazioni, conoscenza dei processi speciali, responsabilità di squadre, fino ai vertici della piramide. Con la consapevolezza che il lavoro di questi ultimi è tanto più efficace quanto più la base della stessa è ampia e solida.

Una nuova generazione di manutentori: un esempio molto “digitale”

Partiamo quindi addentrandoci nel mondo del lavoro dei giovani manutentori già formati rispetto alle peculiari competenze richieste dal settore del trasporto autoferrotranviario, così da comprendere, per loro tramite, come la manutenzione si stia evolvendo nel tempo.Il protagonista di questa rubrica è oggi Matteo Erba, iscritto al corso per manutentori meccatronici presso la Fondazione ITS Lombardia Meccatronica nella sede di Sesto San Giovanni.

Il periodo di stage in azienda è svolto presso Continental VDO, colosso mondiale nelle tecnologie digitali applicate al traporto e principale fornitore a livello europeo di cronotachigrafi, arrivando in molte aree a raggiungere l’85-90% dell’installato sui mezzi pesanti.

“Il primo giorno di lavoro, come accade un po’ per tutti i giovani, mi tremavano le gambe, mi sentivo spaesato, ma oggi provo soddisfazione in quello che faccio, la considero un’esperienza positiva e stimolante”. Erba si occupa prevalentemente di after market: “il mio principale compito è quello di configurare i tablet che saranno venduti ai fornitori di service per la Calibrazione annuale dei cronotachigrafi”.

Appare evidente da questo tipo di attività come la manutenzione sia ormai pienamente entrata nell’era 4.0, che richiede forze giovani e dinamiche, “native digitali”, in grado di apprendere velocemente attività legate alla configurazione di software per dispositivi mobile e apparati di bordo soggetti a continua evoluzione. Basti pensare che il nuovo modello obbligatorio per Legge da 15 giugno 2019 su tutti i telai di nuova costruzione integra un modulo di comunicazione che consente, ad esempio, il collegamento a corto raggio da parte delle pattuglie della Polizia Stradale per l’interrogazione dei dati del tachigrafo senza necessità di fermare il veicolo: la corretta configurazione iniziale risulta essenziale.

“Per me è interessante l’azione che rivolgiamo a officine e distributori, che mi permette di avere a nel contempo ampia visibilità”, ricorda Erba: è finito il tempo in cui un manutentore effettuava le lavorazioni nel chiuso di un’officina poiché ormai non solo i device ma anche i singoli operatori sono “connessi” ad una rete immateriale ma preziosa per la crescita professionale. “Va anche detto”, continua Erba”, “che intervenire anche negli aspetti commerciali del lavoro, ossia nella gestione di ordini e offerte, mi regala una visione completa dell’after market in tutto il Paese, e questo è estremamente formativo. Qui in Continental VDO mi trovo bene e mi piace tutto quello che faccio: non sono il classico stagista che fa fotocopie”.

A dimostrazione di come una preparazione di base completa, quale quella fornita dai corsi avviati ormai 5 anni fa presso la sede CNOS-FAP di Sesto San Giovanni, consenta la selezione di risorse prima della loro immissione sul mercato del lavoro e, una volta inserite, un loro impiego immediato.

Alessandro Sasso, Presidente ManTra, Coordinatore Regionale A.I.MAN. Liguria

Pubblicato il Settembre 13, 2019 - (5 views)
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