A quando le sintesi?

A cura di Giuseppe Adriani, membro del consiglio direttivo e Coordinatore Regionale A.I.MAN. Toscana

  • Marzo 20, 2023
  • 22 views
  • A quando le sintesi?
    A quando le sintesi?

Il nostro vivere quotidiano è letteralmente subissato da analisi impietose sulla situazione economica o socio-sanitaria: dal fumo e i suoi danni, all’abuso di droghe, alle ‘PM-10’. Siamo in grado di ricavare in tempo reale dati analitici assai precisi che ci mostrano le dinamiche del mondo in cui viviamo, compreso il suo surriscaldamento, ma il momento della sintesi, che per convenzione spetterebbe alla politica, per correggere tali situazioni dannose è molto spesso oggetto di un rinvio sine die. Nel mondo della Manutenzione industriale, invece…

Il nostro percorso relativo alla storia del Conditions Monitoring, come ben descritto negli innumerevoli articoli pubblicati sulla rivista è punteggiato di eccellenze davvero degne di nota. E proprio in questo numero ci sono interlocutori di livello che raccontano le reali esperienze in campo, con tecniche e logiche frutto di una volontà ben precisa di migliorarsi attraverso la ricerca di strumenti in continua evoluzione. Quante volte in occasione dei nostri convegni abbiamo ascoltato interventi stimolanti, che descrivono alcune tecniche raffinate di controllo, divenute col tempo sempre più user friendly?

Ampliando il nostro orizzonte scopriamo che grazie alla tecnologia e alla digitalizzazione dei processi ciò che un tempo faceva parte dei racconti di fantascienza è oggi divenuto un elemento della nostra cultura quotidiana. Siamo in grado di analizzare quasi tutto ciò che ci circonda (o è lontano anni luce dal nostro pianeta…) riconducendo qualunque fenomeno sensoriale a numeri intellegibili, condivisibili anche sul web attraverso piattaforme dalle potenzialità enormi. Solo vent’anni fa la medicina legale e le indagini raffinate - specie nei romanzi polizieschi - avevano sempre come riferimento le impronte digitali, o macro-elementi tangibili ricavabili dalla scena del crimine. Fotografie, luminescenze, e tanto fiuto per scoprire il dettaglio chiave. I test genetici, figli delle ricerche intraprese da Watson e Crick alla fine degli Anni ’50 dello scorso secolo muovevano i primi passi, per dare una svolta radicale in campo medico, ma anche nella lotta alla criminalità. Poi le prospettive di un nuovo incredibile business, in campo farmaceutico legato al rinnovamento delle terapie, che da generaliste sono divenute specifiche, addirittura personalizzate ha dato una accelerazione incredibile alla genetica in generale. La nuova tempesta virale che ha devastato il nostro modo di essere, il Covid-19 è stato l’elemento chiave per innescare quella accelerazione transnazionale delle ricerche genomiche. Da un anno poco più tutto ciò che ruota attorno alle triplette del DNA è divenuto patrimonio condiviso dell’umanità. Ne parlano gli anchorman come di uno dei tanti argomenti da salotto; l’intera sequenza dei nucleotidi del genoma umano (miliardi di mattoni che si comportano come elementi di un codice binario biologico) è, di fatto, nota! Si aprono, quindi scenari, imprevedibili su tutto ciò che attiene alla sperimentazione di tecniche diagnostiche e terapeutiche che mirano alle radici più profonde di molteplici problemi di salute.

In ambito industriale, invece

L’introduzione dell’articolo vale certamente per qualunque campo d’indagine, incluso il mondo del monitoraggio industriale. In questo contesto si sono sviluppate metodiche alquanto raffinate, facendo nei fatti compiere un importante salto culturale agli addetti ai lavori. La ronda ispettiva si è trasformata in un survey specialistico in cui un tecnico adeguatamente formato, munito di strumenti analitici portatili è in grado di rendere gestibili i messaggi, segnali davvero deboli, insiti all’interno degli assets monitorati e che debitamente amplificati e processati possono aiutare a prendere decisioni puntuali sull’esercizio dell’impianto. Abbiamo esaminato in più occasioni quali siano gli elementi chimici e fisici su cui basare le indagini diagnostiche - in continua evoluzione - mediante i quali costruire un quadro generale sullo stato di salute di un certo impianto. Alla fine si tratta di grandezze fisiche (per esempio, rumori che spaziano da sub- a ultra-suoni) che raccontano le dinamiche di corpi volventi più o meno danneggiati, che rotolando su elementi a loro volta in vario stato di conservazione emettono varie tipologie di suoni. Questi a loro volta possono essere variamente smorzati dall’introduzione di lubrificanti (oli o grassi) a determinate viscosità. Il segnale emesso potrà variare a seconda che il livello del riempimento sia inferiore al previsto, oppure molto superiore a quanto specificato. Molti impianti di lubrificazione oggi sono forniti di sensori specifici atti a monitorare la giusta dose di lubrificante introdotta. L’integrazione con una eventuale termocamera capace di captare l’emissione IR della macchina (o del componente in esame) potrà a sua volta migliorare il monitoraggio in ottica di condition monitoring. Abbiamo iniziato parlando di analisi puntuali, ovvero della miriade di informazioni che quotidianamente viene raccolta e in parte filtrata, a vantaggio e a seconda di chi è il gestore finale di tali informazioni. I big data sono diventati nel tempo elementi preziosi di ricerca e rappresentano uno stimolo per nuove prospettive di indagine trasversali ai contenitori tradizionali. Certo queste fasi di ricerca richiedono grandi investimenti (anche culturali) per poter produrre risultati pratici apprezzabili da una platea non adeguatamente educata.

Ma che si ricorra ad algoritmi più o meno sofisticati, oppure a matrici elementari, per inquadrare tali dati analitici, alla fine questi numeri, o diagrammi, entreranno nella stanza dei bottoni. E, mentre le analisi sono per lo più condotte da individui o ricavate da sensori evoluti che agiscono come singoli, in modo comunque individuale, le sintesi ovvero le diagnosi e le conseguenti azioni correttive richiedono un lavoro corale, di squadra. Questo è il momento in cui tirare le somme, valutando i pro e i contro di una situazione, che può essere propedeutica allo scatenarsi di un guasto. Quindi occorre un coordinamento tra diverse figure/reparti, per pesare i vantaggi di un intervento correttivo su condizioni, o anche quelli (sotto l’auspicio spesso partigiano della produzione) di un mancato intervento. Procrastinare e arrivare in tal modo a una prossima fermata programmata, avendo tuttavia a disposizione le giuste informazioni può essere premiante, ma pur sempre fonte di possibili rischi. Solo il manager preparato, che dispone di collaboratori disposti ad una dialettica costruttiva, capaci di esporre senza timore i reali rischi del momento, sarà in grado di affrontare una tale sfida, senza confidare troppo nella buona sorte.