Il manutentore, chi era costui?

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Caratteristiche e peculiarità di una professione tanto importante quanto rara

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Il manutentore, chi era costui?

Introduzione

Nei testi sacri della Lean Organization la Manutenzione è descritta come “Processo di Supporto” e in quanto supporto, opera in stretta osservanza delle linee di indirizzo del Management (Processi Strategici) e delle esigenze di performance dei mezzi produttivi (Processi Operativi). 
La Manutenzione è pertanto “fornitore” di un servizio verso la Produzione, che è, quindi, il “Cliente”.
Ma quali sono le aspettative che il Cliente Produzione, si pone nei riguardi del Fornitore Manutenzione? E in particolare, quali sono le competenze “chiave” che il manutentore deve possedere affinché venga offerto un servizio di Qualità e Sicurezza? 
La chiediamo direttamente al Cliente, in questo caso rappresentato dall’ingegner Rinaldo Monforte Ferrario, Direttore di Stabilimento del Gruppo Sapio e Membro del Consiglio Direttivo A.I.MAN., quindi la persona in grado di interpretare i bisogni della produzione tenendo conto delle problematiche sempre aperte del servizio di manutenzione.

Francesco Gittarelli, Responsabile rubrica Job & Skills di Manutenzione

Le fasi di vita di un bene

Quando acquistiamo un bene, un macchinario, un’attrezzatura ci troviamo di fronte a tre fasi principali: fase iniziale nella quale ciò che abbiamo comperato è nuovo, a parte i guai di gioventù; fase centrale di vita con il massimo stato di servizio; fase finale della vita nella quale dobbiamo valutare se i costi di manutenzione siano ancora sostenibili e quindi tenere l’oggetto che abbiamo acquistato, oppure sostituirlo, facendolo eventualmente accedere alla quarta fase che riguarda l’economia circolare.
Tutte le fasi di vita del bene sono importanti: la prima perché introduce la nuova tecnologia, le seconda perché ci dà il vero ritorno di ciò che abbiamo acquistato, la terza perché ci pone davanti al bivio investimento/revamping e infine la quarta perché potrebbe dare vita nuova all’oggetto in un altro contesto o generare valore in un'altra filiera.

Abbiamo già citato due volte la parola “manutenzione”. In realtà la manutenzione accompagna tutta la vita dell’oggetto acquistato, dalle prime fasi di vita, fino agli ultimi giorni. Quello che cambia è il programma di manutenzione previsto nelle varie fasi di vita. Non a caso la prima revisione delle autovetture avviene dopo quattro anni di vita e in seguito ogni due anni, in quanto si ritiene che nella prima fase di vita l’auto presenti un’affidabilità maggiore a fronte del rispetto di una manutenzione ordinaria. 

Detto questo, la manutenzione appare come qualcosa di tutt’altro che banale in quanto è una disciplina estremamente diversificata in funzione degli oggetti verso i quali è indirizzata e i periodi nei quali si esplica. Infatti gli oggetti possono essere vecchio o nuovi, complessi o semplici, critici o meno critici, di diversa tipologia e gli interventi richiesti possono essere meccanici, elettrici, strumentali. Ne consegue che il manutentore non è una professionalità improvvisata, sia che si tratti di un addetto che esegue semplici operazioni di preparazione, sia che si tratti dell’ingegnere di manutenzione.

La formazione in manutenzione

Qui si gioca la partita del fattore di servizio degli impianti e dei macchinari. Abbiamo citato i cosiddetti guai di gioventù che, una volta risolti, permettono all’oggetto di godere di vita “regolare” che rimane regolare se la manutenzione, in questo caso ordinaria, segue il suo corso e se i manutentori sono professionalmente preparati, formati e adeguati a eseguire gli interventi per i quali sono chiamati ad intervenire.

Gli interventi di manutenzione differiscono per tipologia ovvero possono essere correttivi, preventivi, predittivi e si parla anche di manutenzione prescrittiva. Per ciascuno di essi occorre una professionalità avente caratteristiche diverse. Il manutentore eclettico, ovvero in grado di effettuare tutti gli interventi di cui sopra o addirittura di eseguire interventi multidisciplinari (meccatronico) è una vera mosca bianca. Ci affidiamo spesso all’esperienza di professionalità che l’hanno maturata in molti anni di lavoro e che hanno visto l’evoluzione della tecnologia della manutenzione, ma il vero problema è quello di preparare i nuovi manutentori affinché essi siano adeguati a fare manutenzione ai giorni nostri, nell’era della manutenzione 4.0 che convive con la vecchia tecnologia. 

Da un lato occorre che la scuola si modifichi per fare in modo che gli istituti tecnici diano al mondo del lavoro diplomati che siano fortemente indirizzati alla meccatronica, dall’altro occorre che all’interno dell’azienda si faccia attività di formazione specifica sugli argomenti di manutenzione; infine gli enti specializzati e anche le associazioni di settore devono fare la loro parte per specializzare i manutentori. Come deve essere il manutentore ideale. Innanzitutto una persona che ha passione per la manutenzione. La passione per la manutenzione è la consapevolezza che qualsiasi attrezzatura, impianto macchinario, fabbricato e, in generale cosa, devono essere “tenuti bene”. All’interno di queste due parole, che fanno parte del parlare comune, si nasconde la differenza tra un oggetto che ha conservato il suo valore nel tempo, che svolge ancora la sua funzione come il primo giorno, e quello che deve inequivocabilmente essere sostituito e non accede al mondo della seconda mano. Ce ne accorgiamo proprio quando ci avviciniamo a un oggetto usato. Che cosa fa la differenza? La manutenzione che ha ricevuto nel tempo che lo ha conservato.

Oltre alla passione, il manutentore deve avere le competenze per smontare e rimontare, che possono essere ingegneristiche se vertono sulle sequenze di smontaggio/montaggio, ma molto pratiche se si tratta ad esempio delle modalità. Quindi da un lato deve sapere da dove iniziare, dall’altro deve sapere come fare. 

Le competenze poi vertono anche sull’attrezzistica. Quante volte vediamo manutentori utilizzare attrezzi non idonei e quindi rischiare di farsi male ma anche di danneggiare i pezzi stessi che montano o smontano. Da qui l’importanza di avere a disposizione attrezzi professionali e adeguati e dall’altra ricevere la formazione per il loro corretto utilizzo. Sembra una banalità ma vi assicuro che non lo è.
Altro aspetto della vita del manutentore è la consapevolezza che il guasto non va in vacanza e non osserva riposi, anzi sembra a volte che prediliga la notte e i week-end, motivo per cui egli deve mettere in conto che parte della sua attività lavorativa sarà svolta fuori orario, in emergenza, spesso in condizioni climatiche avverse. L’intervento di cui parlo, ovviamente, non è quello della riparazione del pezzo sostituito, che avviene con tranquillità in officina, ma di quella in campo, magari in quota o in uno spazio confinato.
Il manutentore quindi deve avere anche una formazione specializzata per quanto attiene i dispositivi di protezione individuale e le procedure di manutenzione, spesso molto specifiche, inoltre deve avere le abilitazioni necessarie: pensiamo all’accesso agli spazi confinati, alla guida del carrello elevatore, ai lavori in quota e alle qualifiche di saldatura. 
Potrei fermarmi qui perché ho già elencato caratteristiche e competenze non banali che richiedono al selezionatore un compito arduo nella scelta dei suoi manutentori, sia che siano addetti, assistenti, coordinatori, ingegneri, fino ad arrivare al responsabile dell’intero ciclo di manutenzione di uno stabilimento o di un’azienda.

Come si diventa un buon manutentore?

Oggi questa professionalità è rara e colmata con l’esperienza di persone che lavorano con passione da anni e che per questo motivo hanno potuto vedere l’evoluzione delle tecniche di manutenzione. Solo queste persone sono in grado di capire cosa vuol dire fare manutenzione su una macchina del 1980 upgradata con sistema di controllo nel 2020. Meccanica d’altri tempi ed elettronica dei giorni nostri si intrecciano tra tolleranze di decimi e centesimi, tra sistemi pneumatici ed idraulici, più o meno “farciti” di sensoristica smart, necessaria oggi per il monitoraggio predittivo.

La giusta ricetta pertanto è quella di avere un gruppo di manutentori sufficientemente eclettici, con la giusta formazione specifica riguardo i macchinari dell’azienda, non perdere le conoscenze tramandate nel tempo e, cosa più importante, avere un responsabile di questo gruppo che sappia gestire il progetto della manutenzione. Infatti si è sempre portati a pensare che chi progetta sia solo l’ingegnere che idea il nuovo pezzo, ma vi assicuro che preparare alcuni interventi di manutenzione complessi è un vero e proprio progetto di sequenze, modifiche, ripristino, spesso avente a che fare con l’introduzione di opere ingegneristiche propriamente intese: l’inserimento del nuovo macchinario nell’impianto esistente e suo successivo allacciamento in modo che si integri correttamente nel complesso di cui farà parte.

Quindi nelle squadre di manutenzione non c’è posto per il pressapochismo, costa troppo caro. Un intervento, sia esso facile che complesso, effettuato in modo non corretto può costare caro sia in termini di sicurezza, pensate ai dadi di una ruota d’auto non correttamente stretti che portano al distacco della stessa e al successivo incidente, sia in termini di danni materiali, pensate a un costoso rotore di una turbina non correttamente installato che si danneggia al primo avvio con enorme danno economico diretto ed indiretto.

Pianificazione e affiatamento

Pensiamo infine alle opere provvisionali negli interventi di manutenzione e alle macchine operatrici coinvolte. L’ingegnere di manutenzione deve gestire anche le interferenze che si vengono a creare in questi grandi interventi. Pensiamo ai grandi interventi di manutenzione programmata degli impianti, con presenza di centinaia di addetti, molte macchine operatrici, operazioni delicate ed a rischio.
Le operazioni vanno pianificate, le imprese subappaltatrici specializzate vanno scelte con cura, i tempi devono essere calcolati correttamente per evitare un fermo impianto insostenibile.
Chi fa tutto questo? Il responsabile di manutenzione, coadiuvato dalla sua squadra di coordinatori e assistenti, affidandosi ai suoi addetti manutentori qualificati.

Infine, un aspetto estremamente importante del quale si parla sempre poco e che non si insegna a scuola o in qualche corso, è l’affiatamento del gruppo di manutenzione, il fare squadra. Non dico che sia il segreto di tutto ma di una buona parte sì. Accanto alle competenze ci deve essere affiatamento. L’intesa negli interventi di manutenzione complessi è fondamentale e necessaria.
Detto questo troviamo i manutentori giusti.
 

Rinaldo Monforte Ferrario
Direttore Stabilimento di Caponago (MB), Gruppo Sapio; 
Consigliere A.I.MAN.

 

Pubblicato il Giugno 10, 2021 - (46 views)
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