Manutenzione e casa elettrica

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Perché l’obiettivo climatico “impatto zero” imposto dall’Unione Europea entro il 2050 non è più un miraggio, grazie anche ai passi da gigante compiuti in questo senso dalla tecnologia a uso residenziale

Manutenzione e casa elettrica
Manutenzione e casa elettrica

Lo stato con il governo e le azioni del dopo Covid ha mostrato una maggiore attenzione rispetto al passato sui temi della transizione ecologica, tecnologica e digitale. E non è solo una questione di cambiare nome a qualche ministero.

La deriva inevitabile di queste soluzioni “strategiche”, in campo residenziale, è la Casa Elettrica. Si, perché l’elettrica è l’unica energia che a tendere si può considerare “pulita”.

Dalle case eliminiamo il gas, che sia GPL (che è legato al ciclo del petrolio) o Metano (che è un gas naturale). Per produrre energia i gas oggi necessitano di una combustione con una produzione di CO2 seppur nel modo più pulito possibile, e poi sono risorse non rinnovabili. Ma eliminiamo anche le biomasse nonostante siano rinnovabili. Le quali biomasse non solo producono CO2 (qualcuno potrebbe dire pareggiano il conto con la CO2 sequestrata con la loro crescita) con una efficienza peggiore del gas, ma producono anche polveri sottili. La legna moltissimo, il pellet dieci volte meno, ma pur sempre molto più delle automobili che nella versione diesel sono penalizzate essenzialmente per le polveri sottili. Non prendiamo nemmeno in considerazione il carbone o altre fonti energetiche non rinnovabili.

Ci sono poi modalità futuribili per produrre energia, oltre alle classiche idro-solare-vento, ma tutte quante al termine del ciclo forniscono energia elettrica, la più facilmente trasportabile anche se non ancora facilmente stoccabile.

Alla fine, quindi, la casa diventa elettrica con tanto di piastre a induzione per cucinare e pompe di calore per produrre riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria. Le quali tutte quante utilizzano in modo efficiente l’energia elettrica.

Le piastre a induzione consumano circa il 50% di energia termica rispetto al gas o alle semplici piastre elettriche in vetroceramica. La pompa di calore estrae il calore latente dall’aria, risorsa assolutamente rinnovabile e onnipresente sul pianeta, richiedendo energia solo per la fase di compressione il cui consumo è legato al delta ti.

Quelle aria/acqua sono meno efficienti alle basse temperature al di sotto dello zero ma, ciò nonostante, nella media annuale per ogni kWh elettrico fornito, la pompa genera 3-4 kWh termici. Se poi andiamo su quelle acqua/acqua o sulle geotermiche, dato che in quei casi la temperatura della sorgente non scende mai sotto lo zero, il livello di efficienza sale a 4-5, fino a 6 kWh termici per ogni kWh elettrico fornito.

È una rivoluzione.

Se poi aggiungiamo a queste nuove tecnologie di consumo anche le tecnologie per la produzione locale di energia, la casa non solo diventa elettrica ma anche autonoma. Fra le più diffuse tecnologie di produzione nel residenziale ci sono il fotovoltaico e il solare termico. Anche fermandoci a queste, la casa a consumo energetico zero non è più un miraggio legato a nuove avveniristiche, e per molti inarrivabili, costruzioni.

Ma poi nell’immediato futuro a queste si aggiungeranno altri sistemi come le Smart Grid a livello di quartiere e lo sfruttamento dell’idrogeno. Le quali già venti anni fa erano state teorizzate da Jeremy Rifkin e poi nuove configurazioni organizzative come le comunità energetiche.

L’insieme di questi cambiamenti renderà meno utopistico l’obiettivo della Unione Europea di raggiungere l’impatto zero sul clima nel 2050.

Inevitabilmente possiamo immaginare l’impatto che questi cambiamenti porteranno nelle attività e nella cultura di manutenzione.

La buona notizia è che a questo ci stiamo preparando sia attraverso le istituzioni scolastiche, dagli istituti tecnico tecnologici che segnano una importante evoluzione delle nostre scuole superiori, alle università scientifiche e tecnologiche, sia con le associazioni di cultura manutentiva quali i Fab Lab, dove operano i geniali Maker, i laboratori di quartiere e le altre iniziative che confluiscono nella “Giornata internazionale della riparazione”, che si svolge ogni anno il terzo sabato di ottobre.

Lo sviluppo culturale che ne consegue alimenterà la ricerca e lo sviluppo tecnologico che ci auguriamo consentirà all’Italia di essere un primattore sia nella Transizione Ecologica, sia nella Transizione Digitale, e parallelamente nella futura Manutenzione.

Certo per la Manutenzione non è stato fatto un ministero, ma solo perché l’argomento è trasversale e al governo “non-hanno-la-cultura” per capire che la manutenzione è il cuore di tutto giacché ripetiamo continuamente che, senza la cura dell’uomo, gli oggetti privi di manutenzione si guastano e diventano inservibili.

Che sia necessario un Ministero della Manutenzione non lo dice il sottoscritto, ma già nel 1972 Donella Meadows scriveva che «la cultura del mantenimento è l’unica alternativa allo sviluppo incontrollato delle attività produttive che porterà al disastro l’umanità» (Donella & Denis Meadows, et al., 1972). Da qui ad immaginare un “ministero” il passo è breve. Chissà se qualcuno da lassù mi sta ascoltando…

Noi che non siamo utopisti, nel nostro piccolo ci stiamo però attrezzando.

A Sarsina, continua con profitto la locale sezione di Meccatronica dell’Istituto Tecnico Tecnologico Statale Guglielmo Marconi di Forlì, e con essa l’annesso Fab Lab Romagna. Il Fab Lab ha predisposto un piano estate che spazia fra le diverse categorie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

I ragazzi durante il campus estivo sperimenteranno il restauro di apparecchiature, la stampa 3D, l’autocostruzione, il linguaggio macchina e relativa modellazione CAD3D, la progettazione e realizzazione di prototipi, la sperimentazione con Arduino, e la realizzazione artigianale di un "orologio Nixie" a valvole, con "tubi Nixie".

Ricordo che la sezione del Marconi a Sarsina è stata fortemente voluta ed in parte finanziata dagli industriali dell’Alto Savio, i quali per primi hanno compreso il valore strategico della transizione tecnologica e della cultura, elemento chiave per lo sviluppo futuro delle loro aziende.

Ciò ha portato, anche se solo in seguito, ad una maggiore consapevolezza sulle tematiche manutentive e sul valore strategico di questa pratica umana, senza la quale il mondo sarebbe una foresta primordiale (ne abbiamo un esempio all’interno del nostro comune con la Riserva incontaminata di Sasso Fratino dal 2017 Patrimonio UNESCO dell’Umanità). Noi come razza umana, molto probabilmente, senza manutenzione saremmo estinti da un pezzo, da quando la Terra con uno scrollone riuscì a liberarsi di noi.

 

Maurizio Cattaneo

Pubblicato il Luglio 9, 2021 - (8 views)
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