Manutenzione per la sostenibilità

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In origine per sostenibilità si intendeva soprattutto la sostenibilità ambientale, in relazione alle riserve di materia della terra e quindi prima di tutto il riciclo delle risorse

Manutenzione per la sostenibilità
Manutenzione per la sostenibilità

Manutenzione, mantenimento e sostenibili­tà sono diventati sinonimi o meglio gli uni sono gli agenti per ottenere l’altra. Ma perché la sostenibilità è importante?

Perché, si comprende facilmente come senza so­stenibilità si avrà una proliferazione incontrollata di una o più variabili, che sia l’ambiente, un fido in banca, o una strategia aziendale. La funzione del mantenimento garantisce la sostenibilità e quindi in un certo senso la stabilità.

Diamo per assodato che nel mantenimento della sostenibilità, valgano i principi e i metodi della inge­gneria di manutenzione, vogliamo quindi approfon­dire l’argomento della sostenibilità in quanto tale?

Nel numero di novembre dello scorso anno citava­mo speranzosi le tre T che per circa 15 anni sono andate per la maggiore: Tecnologia, Tolleranza, Talenti (Richard Florida, The Rise of the Creative Class, 2002). Quest’anno Richard Florida, si è ri­creduto, ha fatto autocritica (Richard Florida, The New Urban Crisis, 2018) sostiene che le tre T han­no fallito.

Parimenti in Italia, oggi, nel pieno di una crisi politi­ca, non possiamo ignorare la preoccupazione che attanaglia la maggioranza delle persone, che vedo­no come principale ostacolo alla loro sostenibilità il lavoro, o meglio le difficoltà per trovare un lavoro decente.

La politica sin qui ci ha portato fuori strada: non sono i cinesi che ci fanno concorrenza sleale, non sono gli immigrati che ci portano via il lavoro, non sono le banche e la finanza che hanno strangolato le imprese, non è il sistema che congiura contro di noi.

È che c’è stata una imponente trasformazione tec­nologica, che ha spazzato via molti vecchi lavori e per i lavori nuovi, che pure ci sono, le aziende sten­tano a trovare personale qualificato proprio perché sono venuti a mancare i talenti, in un momento in cui tecnologia e tolleranza non sono così a portata di mano (Irene Tinagli, Un futuro a colori: Scoprire nuove opportunità di lavoro e vivere felici, 2014).

La manutenzione non fa eccezione. Non sarà ci­tato mai abbastanza il lavoro di Joel Leonard che da circa vent’anni mette in guardia dai rischi che il pensionamento dei manutentori più anziani senza adeguato ricambio o tirocinio di nuove leve possa pregiudicare la competitività delle imprese (Joel Leonard, On the maintenance crisis, 2002).

A ciò si aggiunge una seconda criticità: a cau­sa della trasformazione tecnologica il lavoro del manutentore è cambiato, servono, ma certo non da oggi, più esperti di robotica, elettronica, stru­mentazione, informatica che vanno ad affiancare i tradizionali meccanici, in tutte le sfaccettature, termo-idro-fino-oleo, eccetera. In più anche l’or­ganizzazione è cambiata si è ridotta, appiattita, em­powerizzata, informatizzata, l’effetto della “delega verso il basso” prima o poi si è fatto sentire e le aziende, una dopo l’altra si sono dovute adeguare, volenti o nolenti.

La cosa buffa è che questa trasformazione è avve­nuta in un lasso di tempo non breve, ma per molti è apparsa all’improvviso come un fantasma, come l’applicazione delle nuove ISO 9000:2015 obbliga­torie dallo scorso 14 settembre.

Impreparati.

È il senso di insicurezza portato da questi avveni­menti. Essere colti impreparati e non avere idea di come procedere.

In questa notte dei talenti, come fare allora per mantenere i processi, per dare sostenibilità alle diverse iniziative?

Il 6 novembre avrà inizio, a Rimini, Ecomondo – e con esso gli Stati Generali della Green Economy – un’occasione a livello Europeo per fare il punto sulla legislazione, sulle risorse, sui problemi risolti, lo stato della sostenibilità.

E la manutenzione? Come può evolvere la notte dei talenti nell’alba di un nuovo giorno?

La manutenzione è il principale agente per la sostenibilità, tutto ciò che è costituito da materia prima o poi degrada, seguendo un processo chia­mato entropia, apparentemente irreversibile. La manutenzione è l’unico agente che permette di in­vertire questo processo, di attivare quella sintropia che attraverso la riparazione permette di creare nuovo ordine dal caos, e tanto più questo è vero quanto più il sistema riparato è buono come nuovo.

Il piatto che si rompe segue la linea del caos, la riparazione del piatto riporta ordine attraverso un processo sintropico, la manutenzione, il cosmos che si contrappone al chaos, con un certo dispen­dio di energia, altrimenti avremmo inventato il moto perpetuo (Maurizio Cattaneo, Manutenzione, una speranza per il futuro del mondo, 2012).

La manutenzione quindi è il lavoro per antonoma­sia, senza il quale non ci può essere materia. Un messaggio forte per chi vuole investire i propri ta­lenti in un futuro prossimo o remoto.

La manutenzione è un buon investimento di lavoro perché non se ne può fare a meno, il sistema sco­lastico e ancora di più i FabLab, i laboratori creativi, possono dare le risposte didattiche a questa com­plessa forma di pensiero, la manutenzione, che è il principale agente per la sostenibilità.

Dal riciclo, riuso, upcycling, delle risorse, alla ripa­razione dei sistemi, all’ammodernamento tecnolo­gico, ci vuole ben poca fantasia per scoprire quante cose si possono fare per la sostenibilità con una buona competenza in manutenzione.

E allora cerchiamo di dimostrare che i pessimisti come Richard Florida, si sono sbagliati. Che ci sono buone opportunità per chi sa combinare Tecnolo­gia, Talento e Tolleranza, non solo nelle grandi città o nelle suburre, nelle Smart Land o nelle Smart City, ovunque, ma per ottenerle bisogna muovere i primi passi. Studiare, formarsi, capire.

Anche un viaggio intorno al mondo inizia con i pri­mi chilometri, si possono commettere errori, pren­dere direzioni sbagliate, ma alla fine chi intrapren­de il viaggio e sa cosa cercare, lo troverà.

Nessuna difficoltà poi per trovare un lavoro decen­te, giovani non temete. La manutenzione è una grande mamma che sa essere accogliente e ci sono tante, tantissime aziende che hanno biso­gno di talenti che si dedichino alla manutenzione, anche se conoscono il greco e il latino, anzi so­prattutto.

Certo, l’immagine dell’operaio sporco di grasso, ancorché nobile, nel mondo di oggi non è attra­ente, ma l’etica della sostenibilità e la missione del manutentore in un modo che va verso l’indu­stria 4.0 possono dare gli stimoli giusti per intra­prendere la carriera più bella del mondo.

Maurizio Cattaneo, Amministratore di Global Service & Maintenance

 

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Pubblicato il Novembre 16, 2018 - (8 views)
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