Manutenzione, un futuro ancora tutto da scrivere

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Quale sarà il ruolo di operatori e tecnici del settore, a seguito di una sempre più spinta digitalizzazione?

Manutenzione, un futuro ancora tutto da scrivere
Manutenzione, un futuro ancora tutto da scrivere

Ho iniziato a pensare a questo editoriale mentre mi stavo recando in auto verso un'azienda che aveva contattato il mio gruppo di ricerca per avviare delle attività in ambito di manutenzione. Ricordo con piacere i pensieri che si rincorrevano nella mia mente mentre lo sguardo si perdeva tra gli ulivi appena potati delle colline toscane. Quale argomento scegliere tra i tanti possibili?

Gli ultimi tre anni in cui ho rivestito il ruolo di responsabile degli articoli di ingegneria dell'affidabilità per la nostra rivista, mi inducevano a dedicare l'editoriale all'importanza dello studio approfondito delle tecniche di analisi dei guasti, del loro evolvere e delle loro conseguenze. Infatti, credo che solo partendo da una sempre migliore conoscenza della fenomenologia del guasto, si possa giungere al suo migliore controllo e gestione.

Oltrepassando poi un ponte un po'malmesso mi è venuto da pensare anche che un tema interessante sarebbe potuto essere la tematica dell’asset integrity, magari coadiuvato dal risk management. Effettivamente, la manutenzione del patrimonio industriale e infrastrutturale del nostro meraviglioso Paese richiede un'attenzione rinnovata, visti anche i tristi eventi di cronaca autostradale dell'ultimo paio di anni. I nostri colleghi che si occupano di queste problematiche in ambito civile fanno molta ricerca sulla strumentazione ed il monitoraggio in servizio delle opere.

Certamente il controllo continuo dei sistemi non è meno promettente in ambito produttivo. Basti pensare alle prospettive offerte dall’applicazione di tecniche di manutenzione predittiva e, più in generale, lo sviluppo delle tematiche di Prognostics and Health Management (PHM). Effettivamente, essa è diventata una componente importante di molti sistemi e prodotti di ingegneria, in cui svariati algoritmi sono utilizzati per rilevare le anomalie, diagnosticare i guasti e prevedere la vita utile residua (Remaining Useful Life - RUL). Tra i vantaggi per gli utenti ed i manutentori vi sono una più elevata garanzia di sicurezza, la conoscenza dello stato di salute e della RUL dei componenti e dei sistemi, vantaggi finanziari come la riduzione dei costi operativi e di manutenzione. Il PHM, alla luce delle opportunità fornite dai big data e dalle tecniche di Industria 4.0, presenta anche alcuni rischi, perlomeno in via teorica. Infatti, dato per assodato che siano necessarie competenze sofisticate, la percezione che non di rado si ha, vuoi per alcune applicazioni pratiche più o meno improvvisate, vuoi per l’entusiasmo contagioso di chi sogna ad occhi aperti, sta passando l'idea che basti installare un sensore di vibrazioni sulle macchine ed una app sul telefonino, per ritenere di aver risolto il problema del PHM.

Un secondo rischio è costituito poi dall'apparente paradosso rappresentato dal fatto che, mentre diciamo che le competenze dei tecnici di manutenzione si stanno orientando verso una qualificazione e specializzazione sempre più spinta, in realtà la capacità decisionale autonoma degli algoritmi basati sui big data prefigura una esclusione dell'uomo dal processo decisionale manutentivo. L'esperienza non servirà più mentre basteranno degli operatori inesperti che possano solo seguire le istruzioni ricevute magari in realtà virtuale o da remoto. Sarà davvero questo il ruolo futuro degli operatori di manutenzione?

Quanti argomenti possibili per un editoriale! E quanti ancora si presentavano alla mia mente. Ma il viaggio era finito, il complesso industriale si stagliava imponente e moderno innanzi a me, con ancora negli occhi il panorama misurato e antico dei colli toscani.

 

Filippo De Carlo, Professore associato, Dipartimento di Ingegneria Industriale (DIEF), Università di Firenze

Pubblicato il Marzo 6, 2020 - (40 views)
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