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La Manutenzione in un futuro ormai prossimo

Luis Pasteur, sul letto di morte affermò pentito: «I batteri non sono niente, il terreno è tutto».
Luis Pasteur, sul letto di morte affermò pentito: «I batteri non sono niente, il terreno è tutto».

Da molto tempo ai fondamentali della manutenzione viene data una lettura antropomorfa. La famosa curva a vasca da bagno, presentata nel 1972 durante il primo congresso EFNMS di Wiesbaden, rappresenta l’archetipo di questa impostazione. 

Secondo la “bathtub curve” all’avviamento di un sistema complesso il tasso di guasto subisce un costante calo nella freccia del tempo: è la “mortalità infantile”. Poi, il tasso di guasto di stabilizza: è la “vita fisica”. Infine, proseguendo nella freccia del tempo, si ha un incremento via via sempre più esponenziale del tasso di guasto: è la “vecchiaia” o periodo delle usure generalizzate. 

La relazione con la vita umana è evidente. E così la Manutenzione, sotto questo aspetto, divenne ben presto la “medicina delle macchine”. E il lessico manutentivo si trovò curiosamente molto vicino al lessico della medicina. La salute dell’uomo e quella delle macchine seguono un percorso parallelo e anche sul piano terminologico vi sono importanti similitudini. 
Prendiamo ad esempio la prevenzione che oggi, in manutenzione, coincide, quasi perfettamente, con la diagnostica tecnica precoce. Nella medicina ci sono analoghi strumenti di monitoraggio che hanno permesso una diagnosi sempre più precoce e precisa relativamente ai malanni che potenzialmente affliggono la nostra salute. 

Tuttavia, nel mondo delle macchine, come nel mondo della salute umana, il monitoraggio, la cd manutenzione predittiva, non possono evitare la deriva verso la malattia (o il guasto), ma seppur passivamente svolgono in ogni caso un ruolo essenziale: consentono di rivelare precocemente tali derive, in modo che l’intervento di riparazione sia il più possibile tempestivo ed efficace. 
Ha inciso questo sulla lunghezza della vita umana? Ha inciso sulla longevità delle macchine? 
Sotto un certo aspetto la risposta per entrambe le domande è sì. Hanno avuto un ruolo nel determinare la longevità. Un ruolo essenziale? Non proprio. 

Nel 1984, a Venezia, durante il primo congresso mondiale di manutenzione, Seiiki Nakajima espose le sue teorie sul TPM (Total Productive Maintenance). Memorabile fu il suo mantra: tenete pulite le macchine! Con una buona pulizia i segnali deboli sono meglio visibili (es. perdite di olio) e si riducono le problematiche derivanti dalla diffusione della sporcizia. 
Nakajima sosteneva infatti che la manutenzione preventiva era importante, ma non era tutto. Da sola non permette di raggiungere l’obiettivo primario di una manutenzione di classe mondiale: zero guasti, zero difetti, zero scorte. 

Oggi diremmo che è necessario agire in senso proattivo, anticipando i possibili guasti, derive, degradi, con una attenta valutazione delle cause e l’obiettivo di una loro rimozione. Ossia, dobbiamo investire prima di tutto sulla manutenzione migliorativa. 
Un altro elemento importante è il cd terreno. Luigi Pasteur, scopritore della penicillina, in punto di morte, ammise che Claude Bernard aveva ragione: il terreno era tutto. Se il terreno è buono, affermava Bernard, il corpo rimane più facilmente in salute. 

Nakajima prese a prestito dalla medicina moderna quell’antica riflessione di Pasteur: “In medicina si pone l’accento sulla prevenzione che eviterebbe di contrarre malattie. Ad esempio, una dieta corretta e alcune regole igieniche fondamentali (lavarsi spesso le mani, fare i gargarismi) potrebbero evitare le infezioni … La manutenzione svolge gli stessi compiti: con la lubrificazione, la pulizia, gli interventi mirati (come stringere i bulloni allentati) e le ispezioni attente, il deterioramento può essere prevenuto e le potenziali rotture, come le malattie, evitate… Come ogni persona è responsabile della propria salute, così l’operaio dovrebbe vigilare 
sul buon funzionamento della macchina che utilizza e, in altre parole, essere responsabile della sua manutenzione giornaliera”. 

Nel mondo orientale questi concetti fanno parte di una antica tradizione. In Cina, i medici venivano pagati sinché i pazienti si mantenevano in salute, ma i pagamenti cessavano non appena il paziente si ammalava, per cui il medico era stimolato a cercare le strade per mantenere il paziente in equilibrio evitando l’instaurarsi delle malattie e non ad intervenire precocemente nel momento in cui una malattia fa capolino, cardine su cui ruota la medicina occidentale. 

In occidente il medico ordina l’esame del sangue e in base a ciò stabilisce un percorso di cura finché non si ripristina la salute. Così avviene anche con le radiografie, le ecografie, gli elettrocardiogrammi, eccetera. 
È un modello di prevenzione “reattivo” e poco efficace, anche se è sempre meglio che attendere il “guasto” senza opporre nessuna “resistenza”. 

La manutenzione delle macchine “mutatis mutandis” funziona più o meno nello stesso modo: si fanno dei controlli periodici e quando una certa grandezza va fuori controllo si comanda un intervento per ripristinare il componente degradato e far tornare questa grandezza nei valori limite. 
Come nell’uomo la salute umana può essere compromessa dallo stile di vita (il terreno …), così avviene nel mondo delle macchine. 

Se l’ambiente operativo è sufficientemente stabile, se i componenti sono utilizzati in un contesto di sollecitazioni coerente con quelle di progetto, se le modalità di impiego sono quelle previste e se il progetto è stato fatto con cura, le macchine sono meno soggette a guasti. 
Sia il TPM, sia altri modelli di management come la RCM (Reliability Centered Maintenance), sottolineano l’importanza di definire le condizioni operative standard o “normali” dei sistemi, con l’impegno di mantenerle costanti lungo tutta la loro vita utile. 

I sistemi dell’industria manifatturiera sono caratterizzati da una serializzazione relativamente bassa o sono “fatti su misura”. In tale contesto un buon progetto può prevedere molte delle derive che si manifesteranno durante la fase di utilizzo, ma non tutte. Ecco come un approccio proattivo, che privilegi cioè la migliorativa, sia un ottimo complemento per ottenere quei risultati negati ad una manutenzione esclusivamente “reattiva” o “passiva” come quella basata sul monitoraggio (Predittiva e On Condition). 
L’attenzione al “terreno” unita alla prevenzione “attiva” promossa dalla migliorativa, con il supporto della diagnostica tecnica precoce, consente al servizio di manutenzione di raggiungere l’obiettivo zero fermate, zero difetti, zero scorte. Quel famoso mantra che ormai da più di quarant’anni assilla le aziende manifatturiere. 

Approfondimenti sulle tematiche trattate in questo breve articolo le trovate in “Manutenzione, una speranza per il futuro del mondo”, Franco Angeli, 2013. 

Infine, ancora Nakajima ci regala questa preziosa osservazione: “Molte aziende scelgono di non praticare la manutenzione preventiva anche se ne comprendono l’importanza … si comportano come quelle persone che in modo consapevole sacrificano la propria salute e accorciano la propria vita, lavorando troppo o mangiando e bevendo smodatamente”.

Maurizio Cattaneo
 

Pubblicato il Marzo 9, 2021 - (85 views)
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