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Che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa

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Tra le tante notizie che direttamente o indi­rettamente riguardano la manutenzione ed i trasporti in generale ce ne sono due che per motivi diversi mi hanno particolarmente col­pito.

1. La decisione dell’Amministrazione USA di ri­vedere i limiti dei consumi e quindi delle emis­sioni previsti per il 2025, bloccando una legge del 2017 che avrebbe portato a risparmi di 1,2 miliardi di barili di petrolio.

Ovvio il sollievo delle case automobilistiche non più costrette a tripli salti mortali (comprese ri­duzioni di certe produzioni tipo SUV e veicoli alto di gamma con conseguenti licenziamenti).

Altrettanto ovvio pensare che forse con tutto il can can sulle emissioni, sui gas serra eccetera si era forse esagerato? Ai posteri, come si dice, l’ardua sentenza.

Intanto il mio motore a gasolio tira per il mo­mento un sospiro di sollievo, confortato dalla presa di posizione di Mercedes Benz che so­stiene che sia meglio puntare sull’innovazione anziché sui divieti. Da ricordare che tra le ra­gioni che contribuiscono all’innalzamento delle emissioni inquinanti c’è sicuramente la difficoltà nel rinnovamento del parco circolante che è composto ancora da una percentuale troppo alta di veicoli dotati di propulsori obsoleti e, di conseguenza, maggiormente inquinanti.

L’innovazione inoltre comporta un migliora­mento dell’approccio manutentivo, in ottica 4.0.

Insomma coniugare sicurezza (di avere una migliore aria respirabile e non solo) e motori termici si può.

2. Gli infortuni ed i morti sul lavoro (quasi 15000 negli ultimi 10 anni). È il grande problema della sicurezza per i lavoratori e della sicurezza per i sistemi produttivi (compresi quelli manutentivi).

Questo secondo punto, al di là dei facili mora­lismi e della retorica conseguente, ci dice che affrontiamo ancora con troppa superficialità il problema. Vediamo alcuni aspetti, senza la pre­tesa di essere esaustivi ma riferendoci alle limi­tate esperienze del settore.

  • Ci sono le leggi e le normative (vedi decreto 81 e normative specifiche dei vari settori produttivi): il più delle volte sono chiuse in un cassetto e co­munque relativamente applicate.
  • Ci sono montagne di carte che le aziende sono costrette a fare su richiesta dei clienti e degli Enti di certificazione (vedi la ISO 9001:2015) e che rappresentano per lo più la classica foglia di fico.
  • Ci sono le analisi dei rischi, le azioni di mitiga­zione eccetera che fanno fare bella figura ma che in concreto non vengono applicate.
  • Ci sono i costi di adeguamento del sistema, ma si cerca di spendere sempre il meno possibile.

Si potrebbe continuare.

I vari attori del sistema, i datori di lavoro, i re­sponsabili della sicurezza, i lavoratori affronta­no questi aspetti come se a loro non dovesse mai succedere niente.

Intanto...

Un contenitore sotto pressione, un essiccatore, è esploso a Treviglio causando la morte di due persone. Cosa non ha funzionato? I sistemi di controllo e sicurezza c’erano e soprattutto era­no efficaci? Chi sa che non c’entri la manuten­zione...

Un serbatoio è esploso nel porto di Livorno con la morte di due persone che lo stavano pulendo. E qui la manutenzione c’entra del tutto.

Poi avvisi di garanzia e tutto il solito percorso procedurale…

E nei trasporti?

Se poi andiamo al nostro amato settore della manutenzione dei trasporti è facile ricordare i morti di Viareggio, quelli più recenti di Pioltel­lo, gli incidenti continui con numerosi morti in autostrada, dove la manutenzione c’entra, ec­come.Recenti esperienze mi hanno dimostra­to che sia nel settore su gomma (vedi incendi, perdite di carburante eccetera) che nel settore su ferro non c’è piena consapevolezza che la sicurezza, sia quella personale che quella di si­stema, sia un qualcosa da tenere sempre come priorità. E in questo i manutentori hanno le loro responsabilità.Lasciamo da parte il settore su gomma, in particolare il TPL, che sconta situa­zioni incancrenite e di non facile soluzione, ed andiamo al settore su ferro.

Qui le normative esistono da alcuni anni, sono chiare e stringenti, pur tuttavia si trova sempre il modo di eluderle almeno in parte, sia per l’im­pegno di risorse che per i costi.La novità però più importante di questi ultimi mesi, sotto l’a­spetto manutentivo, è stata la messa a punto della Linea Guida per l’attestazione (leggi certi­ficazione) delle Officine di manutenzione ferro­viaria che ANSF ha promulgato in attesa delle normative europee. È l’occasione, sia per ANSF che per il Ministero dei Trasporti, per mettere un po’ di ordine nelle strutture di manutenzione, in particolare per il settore del trasporto mer­ci che è quello dove maggiormente negli anni passati si è “soprasseduto” sia per ignoranza, sia per evitare responsabilità, sia per motivi non propriamente leciti, a verificare e controllare la operatività delle Officine in maniera certa in modo da garantire efficacia ed efficienza della attività.

Il richiamo quindi è anche agli Enti certificatori che sono chiamati ad una azione di verifica ap­profondita su tutti gli aspetti delle problematiche manutentive, ricordando che anche e soprattut­to dalla loro azione il sistema ferroviario può muoversi verso gli standard di sicurezza che tutti ci aspettiamo.

 

Bruno Sasso, Coordinatore sezione Trasporti A.I.MAN.

Pubblicato il Aprile 11, 2018 - (2378 views)
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