Sicurezza imposta o stimolata?

Un'analisi del fenomeno infortunistico e delle conseguenze in ambito manutentivo

  • Marzo 24, 2016
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    Sicurezza imposta o stimolata?

Parlare di criticità in azienda al giorno d'oggi evoca aspetti finanziari, impianti da saturare, gestione del personale ed altri elementi fondamentali per la sopravvivenza dell'attività.

 

Quasi si trascura che nell'ultimo anno abbiamo registrato a livello nazionale un rialzo del fenomeno infortunistico.

 

L'Osservatorio Sicurezza Sul Lavoro di Vega Engineering ( Mestre - VE ) registra ed analizza i casi di morte sul lavoro avvenuti in Italia. Le analisi statistiche sugli infortuni sono elaborate considerando anche le cause: uno strumento utile per l'identificazione dei rischi, nonché delle adeguate misure di sicurezza da attuare.

 

Secondo l'analisi 2015 che rielabora dati ufficiali distribuiti da Inail, nelle aziende italiane si è chiuso il 2015 con aumento degli infortuni mortali del 17%. La maggiore incidenza su tali eventi si ha nella fascia di lavoratori compresa fra i 45 e 54 anni, ovvero figure dotate di solida e comprovata esperienza.

 

Cerchiamo di fare qualche riflessione. Sistematicamente a seguito di incidenti o infortuni si scatena la ricerca del colpevole anziché individuare la causa scatenante, aziende e lavoratori che hanno sbagliato vengono perseguiti e multati dalle autorità, oppure puniti dall'organizzazione aziendale. Questa d'altro canto è l'impostazione data dal Decreto Legislativo 81/08, risultato di una vivace attività legislativa. Generale convinzione è che ogni incidente abbia come cause la malafede, il dolo, l'opportunismo di aziende, o anche dei lavoratori stessi, i quali non esitano a trascurare il pericolo in nome di vantaggi raggiungibili tramite la trasgressione di regole. Si cerca di arginare tale fenomeno attraverso sistemi di gestione.

 

Essi sono composti, per la maggior parte dei casi, da adempimenti obbligatori, utili per lo più ad autodifendersi in caso di contestazioni, supportati da corsi formativi basati sulla convinzione che il lavoratore non conosca quali siano i rischi né quali comportamenti servano ad evitarli, senza peraltro tenere conto della reale provenienza di abitudini radicate, oppure trascurando la reazione che ognuno manifesta nel proprio contesto lavorativo.

 

Inoltre la somministrazione di sterili test di comprensione, fondati su parametri quali le risposte multiple o la percentuale di risposte esatte, non garantisce la reale assimilazione e non misura la rapidità di risposta, che dimostrerebbe meglio il livello di reazione di fronte all'imprevisto.

 

Accade allora che nonostante aziende ed imprese investano in sicurezza, il fenomeno infortunistico persista in modo rilevante.

 

Poi ancora, l'approccio ispettivo/sanzionatorio innesca un regime punitivo dove l'ente ispettivo sanziona l'azienda che non ha ottemperato alle norme di sicurezza, ed innesca un circolo vizioso che la obbliga a comprovare la buona fede della vigilanza, attraverso irrogazione di sanzioni e contestazioni di addebito al Suo interno.

 

Si tratta di un sistema reattivo, che genera in prima battuta il rispetto forzato delle norme: metodo molto efficace con riscontro rapidissimo. Tuttavia la punizione, pur essendo efficace nell'immediato, riesce a mantenersi tale solo se mantenuta con pervicacia e se esiste sempre l'agente punitivo, ovvero qualcuno che sorveglia. Nell'epoca in cui le aziende riducono drasticamente il numero dei livelli dirigenziali, risulta arduo garantire un controllo stringente.

 

Tutto stimola a trovare tecniche per evitare i controlli oppure a soffermarsi su aspetti meramente burocratici, poco concreti.

I comportamenti alla base della sicurezza

Lo scopo della Prevenzione invece è instaurare comportamenti e metodiche spontanee in favore della sicurezza, resistenti a qualunque opportunismo.

 

Migliorare e rendere spontanei i comportamenti corretti è certamente più efficace.

 

Secondo l'indirizzo di molti studiosi infatti, possiamo affermare che il comportamento umano è funzione di diverse variabili. Esse influenzano pesantemente il comportamento dei lavoratori, cosicchè le azioni definite "desiderabili" ( lavoratori che indossano i DPI regolarmente, seguono le procedure con la dovuta diligenza, ecc.. ) possono esser fuorviate dai seguenti due fattori ( fig.1 ):

  • stimoli antecedenti
  • stimoli conseguenti

Gli stimoli antecedenti precedono il comportamento e sono rappresentati da fattori impositivi (istruzioni operative, cartellonistica, obblighi ), che obbligano a seguire un preciso schema.

 

Il lavoratore di conseguenza è portato ad ottemperare, ad esempio indossando i DPI, rallentando la marcia del carrello elevatore, o utilizzando i corridoi pedonali anziché attraversare i reparti. Tuttavia così facendo può in qualche modo diminuire la prestazione rispetto ad altri colleghi più superficiali che diversamente non rispettano le imposizioni, generando differenze prestazionali. Il campo di ottenimento della" vera gloria" ( incremento di produzione, risparmio di risorse ) si sposta nell'area di "non rispetto" delle norme. Pertanto potrebbe generarsi una gerarchia, non dichiarata, che premia il lavoratore scorretto e pone in secondo piano chi invece rispetta le regole. Aggiungiamo pure le battute di scherno dei colleghi. Nel medio periodo questo stimolerà il lavoratore a venir meno al rispetto puntuale delle regole.

 

In linea di principio si ritiene che il comportamento in materia di sicurezza sia il risultato delle sue conseguenze e di come esse interagiscono nel delicato equilibrio lavorativo (stimoli conseguenti).

 

 

 

Continua a leggere l'articolo di Fabio Calzavara, Consigliere AIMAN e Safety & Maintenance Manager di Piovan Spa, sul numero di Marzo di Manutenzione T&M

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