La ricerca nel settore della manutenzione

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Per l’innovazione delle competenze professionali

Figura 1 – Andamento degli investimenti nel mercato dell’edilizia nuova e della manutenzione straordinaria. Fonte: ANCE
Figura 1 – Andamento degli investimenti nel mercato dell’edilizia nuova e della manutenzione straordinaria. Fonte: ANCE
Figura 2 – Regio Liceo “Torquato Tasso” Salerno (1928 -1932). Fonte: Le Opere dei Comuni: Salerno, Opere Pubbliche, Anno III, n. 11 - 12, Salerno 1933
Figura 2 – Regio Liceo “Torquato Tasso” Salerno (1928 -1932). Fonte: Le Opere dei Comuni: Salerno, Opere Pubbliche, Anno III, n. 11 - 12, Salerno 1933
Figura 3 – La rete dei percorsi pedonali del Comune di Praiano (SA). Foto dell’autore
Figura 3 – La rete dei percorsi pedonali del Comune di Praiano (SA). Foto dell’autore

Introduzione

L’Osservatorio congiunturale sull’industria del­le costruzioni dell’ANCE del 2019 conferma la dinamica positiva del settore del recupero edi­lizio che si registra in Italia da circa 20 anni, seppur con andamenti diversi e piccole flessio­ni. Rispetto ad una tendenza del mercato del­le costruzioni in decrescita a partire dalla crisi economica globale, e che solo negli ultimi anni segna un lieve incremento, il settore si è pro­fondamente riconfigurato (Fig. 1).

In particolare, gli interventi di manutenzione del patrimonio edilizio esistente rappresenta­no oggi il 73,8% del valore della produzione nel mercato delle costruzioni (XXVI Rapporto CRESME 2019).

I motivi di tali dinamiche sono da rintracciare nell’invecchiamento del patrimonio edilizio ita­liano1, nel cambiamento delle esigenze dell’u­tenza in termini di sicurezza e di comfort, di efficienza energetica e tecnologica, nell’ade­guamento alle normative europee e nella relati­va politica degli incentivi fiscali (CRESME).

Questi ultimi mostrano i propri effetti rispetti­vamente dal 1998 e dal 20072 e la loro appli­cabilità è stata oggetto di numerose proroghe nel corso degli anni, nonché di modifiche che hanno inciso sulle aliquote, sui limiti massimi di spesa, sulle categorie di interventi agevolabili3.

Da una stima condotta dalla Camera dei depu­tati nel 20174, emerge un aumento degli inter­venti di recupero e riqualificazione energetica del patrimonio edilizio dal 13%, dei primi anni di attivazione, a oltre il 60% nel 2013 e nel 2014, con una lieve flessione al 2017 (elaborazione dati CRESME).

Nuove sfide per i progettisti

Tale scenario di cambiamento del mercato delle costruzioni sta ridisegnando i comportamenti della domanda e i modelli di offerta. Digitalizza­zione, simulazione, Building Information Mode­ling, integrabilità di tecnologie e materiali inno­vativi per il recupero e la manutenzione edilizia rappresentano le nuove sfide per i progettisti dell’ambiente costruito. Emerge, dunque, la ne­cessità di un rinnovamento delle figure e delle competenze professionali. La ricerca scientifica e la formazione professionale sono chiamate ad esprimere responsabilità e creatività per rag­giungere gli obiettivi di qualità auspicati e per costruire scelte condivise.

Ai fini della qualità degli esiti dell’intervento, il pro­getto risulta elemento strategico per governare il processo che va dalla definizione degli obiettivi e dei livelli qualitativi attesi fino all’erogazione finale delle prestazioni del manufatto ed alla loro ge­stione nel tempo. Al progettista si richiede oggi di sviluppare strategie di pianificazione e gestione degli interventi, nell’ambito di una cultura tecno­logica che mira a prevederne gli effetti nel tempo e fondata sulla partecipazione attiva degli utenti. La sinergia tra ricerca, sperimentazione e prassi risulta necessaria per promuovere processi di avanzamento dei saperi e per migliorare le capa­cità di progettazione e gestione dei beni.

Nello stesso scenario della ricerca europea degli ultimi decenni, il patrimonio costruito è stato assunto come risorsa, i cui valori devo­no essere tutelati e incrementati nel tempo. La European Construction Technology Platform (ECTP), attraverso la Vision 2030, affida alla ricerca il ruolo strategico di definire procedu­re, metodi e strumenti per migliorare la qualità degli esiti dell’intervento. Il concetto di qualità, che si evolve in funzione delle richieste dell’u­tente/committente/cliente, assume un signi­ficato sempre più dinamico e complesso. Nel campo della manutenzione, ciò richiede da un lato sistemi programmabili e aggiornabili nel tempo, dall’altro servizi “su misura”.

Il Master di II Livello in Manutenzione e Riqua­lificazione Sostenibile dell’ambiente costruito (MaRiS), istituito presso il Dipartimento di Ar­chitettura dell’Università degli Studi di Napoli Fe­derico II per l’anno accademico 2017-18, e alla sua seconda edizione, nasce con l’obiettivo di rispondere alle nuove richieste del mercato delle costruzioni sia in ambito pubblico che privato.

Il Master si caratterizza per un approccio che integra saperi multidisci­plinari e provenienti da ambiti applicativi diversi: il sapere critico proprio dell’istituzione universitaria; il sapere tecnico tratto dall’esperienza degli enti locali e dei progettisti; il saper fare appartenente al mondo impren­ditoriale. L’obiettivo formativo è quello di migliorare le competenze dei professionisti, attraverso lo sviluppo di capacità di progetto e di gestione dell’intervento per l’incremento delle prestazioni dell’ambiente costrui­to, attraverso modalità e valori coerenti con le preesistenze e puntando sull’innovazione tecnologica come fattore strategico.

Temi di attualità nella ricerca scientifica hanno guidato la costruzione dell’offerta didattica, promuovendo l’integrazione multidisciplinare e la sinergia con le pubbliche amministrazioni e con il settore imprendito­riale. L’obiettivo è stato, infatti, quello di rispondere alle richieste della prassi operativa in uno scambio dialettico con il mondo della ricerca e della sperimentazione diagnostica e progettuale.

I temi manutentivi emergenti

Il percorso formativo ha messo in luce i temi manutentivi emergenti in un quadro multiscalare, che attraversa gli aspetti propri della scala edilizia e quelli del Paesaggio Storico Urbano (UNESCO 2011). Delineando approc­ci, procedimenti e metodi dedicati, si sono differenziate le opportunità di sperimentazione per gli allievi.

Alla scala edilizia, affrontando le specificità poste dal patrimonio scola­stico pubblico, da quello demaniale e dalle aree archeologiche (Pompei e Cripta della Cattedrale di Catania), la sperimentazione ha sviluppato le seguenti questioni:

  • l’adeguamento, nella prassi manutentiva, degli strumenti di conoscenza e diagnosi rispetto alle specificità del quadro normativo in materia di sicurezza;
  • la necessità di integrare, negli strumenti di gestione, le esigenze di fruizione e valorizzazione di beni di pubblico godimento con le ne­cessarie attività di manutenzione (e di scavo archeologico nel caso specifico), al fine di garantirne la conservazione nel tempo;
  • l’adeguamento dei sistemi informativi per la gestione della manuten­zione programmata in funzione dei profili dei potenziali nuovi attori del processo manutentivo, facilitando il dialogo tra i soggetti coinvolti nel servizio di manutenzione.

Alla scala del Paesaggio Storico Urbano, focalizzando sulle convergen­ze tra manutenibilità, accessibilità e fruibilità del sistema insediativo (Comune di Praiano), la sperimentazione ha sviluppato le seguenti que­stioni:

  • la diffusione di una cultura del rischio che governi, nelle azioni di pianificazione, coordinamento e controllo delle attività manutentive, le interazioni tra le pressioni trasformative (sociali, ambientali, eco­nomiche), il sistema dei valori ed i livelli di fruizione da garantire, soprattutto in contesti fragili di valore culturale;
  • l’adeguamento degli strumenti normativi urbanistici alla luce delle nuove richieste di adattività imposte dalla dinamicità dei processi tecnologici e sociali;
  • il nuovo ruolo strategico svolto dalla comunità nei processi di prote­zione, gestione e manutenzione del patrimonio culturale, e la relati­va esigenza di rinnovare gli strumenti di governance.

Conclusioni

Nel complesso, l’esperienza formativa delinea le coordinate di una rinnovata cultura manutentiva. Il Master risponde alle istanze di condivisione al­largata delle responsabilità con il coinvolgimento di molteplici competenze, attivando sinergie tra il contributo scientifico del sapere esperto, il po­tenziale informativo di utenti e fruitori e l’opera­tività della componente tecnica.

Note

1 Il 13% del patrimonio edilizio è stato costruito pri­ma del 1919, il 9% tra il 1919 e il 1945. Nel conte­sto europeo, secondo le stime CRESME l’Italia è il Paese che registra tra le maggiori consistenze del patrimonio edilizio preindustriale. Il 36% di tale pa­trimonio versa in stato di degrado (CRESME 2016).

2 Il riferimento è all’entrata in vigore della L. 27 dicembre 1997 n. 449, che ha istituito una detrazione IRPEF per le spese sostenute in in­terventi di recupero edilizio, ed al D.M. del 19 febbraio 2007, che ha introdotto agevolazioni fiscali per il risparmio energetico.

3 Per quanto riguarda il sisma bonus finaliz­zato alla riduzione del rischio sismico, la sua recente introduzione non permette ancora di stimarne gli effetti sul mercato.

4 Cfr. Camera dei deputati. Documentazione e ricerche. Il recupero e la riqualificazione ener­getica del patrimonio edilizio: una stima dell’im­patto delle misure di incentivazione. Quinta edi­zione n. 83/4, 22 settembre 2017. documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/Am0051d.pdf

Bibliografia

Caterina G. (a cura di), 2005, “Per una cultura ma­nutentiva. Percorsi didattici ed esperienze applica­tive di recupero edilizio e urbano”, Liguori, Napoli.

Pinto M.R. (a cura di), 2016, “Coordinare le co­noscenze per la manutenzione del patrimonio culturale”, Clean edizioni, Napoli.

 

Pinto, M.R.; Talamo, C.; Viola, S.; Paganin, G., 2018, “Recupero e resilienza: strategie di chiu­sura del cerchio per il futuro dell’ambiente co­struito”. In Lucarelli M.T., Mussinelli E., Daglio L. (a cura di), Progettare Resiliente, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna, pp. 77 – 87.

UNESCO 2011. Recommendation on the Histo­ric Urban Landscape. 2011.

 

 

Maria Rita Pinto,
Professore ordinario di Tecnologia dell’Architettura,
Dip. di Architettura, Università degli Studi di Napoli Federico II

Serena Viola,
Professore associato di Tecnologia dell’Architettura,
Dip. di Architettura, Università degli Studi di Napoli Federico II

Katia Fabbricatti,
Ricercatore TDA di Tecnologia dell’Architettura,
Dip. di Architettura, Università degli Studi di Napoli Federico II

Pubblicato il Luglio 11, 2019 - (30 views)
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