La vendemmia dei sistemi qualità accende l’autunno della manutenzione

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È scaduto il 15 settembre il termine ultimo per adeguare la certificazione alle norme ISO 9000:2015, a cui si aggiunge per il settore Automotive la IATF 16949:2016

La vendemmia dei sistemi qualità accende l’autunno della manutenzione
La vendemmia dei sistemi qualità accende l’autunno della manutenzione

In Italia, le oltre 200.000 aziende certifica­te, dovranno inserire nell’ambito della loro organizzazione un deciso orientamento alla gestione dei rischi e il potenziamento del mi­glioramento continuo con i relativi monitorag­gi e le analisi delle prestazioni, attività in par­te già previste nelle versioni precedenti delle ISO 9000.

Ciò comporta che i Sistemi di Manutenzione non portino in dote ai Sistemi Qualità solo la manuten­zione preventiva e il miglioramento continuo, ma è necessario che si impegnino con decisione nella eliminazione delle cause dei guasti e delle fermate intensificando i progetti di manutenzione miglio­rativa. La manutenzione migliorativa è da sempre la politica di manutenzione più nobile, perché non si limita a mettere in atto una diagnostica tecni­ca precoce (come la preventiva su condizione e la predittiva) ma mira alla totale eliminazione delle cause che hanno prodotto guasti, derive e ferma­te. Così si espresse, più o meno, sul finire degli anni ’70 Seiichi Nakajima: “… la sola manutenzione preventiva non è sufficiente alla eliminazione dei guasti cronici …” (Seiichi Nakajima, TPM Nyumon, JIPM, Tokyo 1984)

Con la migliorativa si ha un deciso incremento nel­la affidabilità degli impianti, mentre la preventiva agisce soprattutto sulla disponibilità evitando che le fermate incorrano nei momenti meno opportuni, ma senza eliminarle, cosa che invece rappresenta il principale obiettivo della migliorativa. Le aziende più avvedute da molti anni puntano al successo della manutenzione facendo leva sulla migliorativa, specie nel settore Automotive.

Nell’Automotive i fornitori delle principali case automobilistiche italiane sono tenuti a rispetta­re i principi della metodologia WCM (World Class Manufacturing), la quale, per ciò che riguarda la manutenzione, riassume una serie di principi che si trovano ora mutuati nelle ISO 9000, fra cui ap­punto la migliorativa e il mantra zero fermate, zero difetti, zero infortuni che in fin dei conti è l’esito di una accurata gestione dei rischi.

Ora, dal 15 settembre, tutte le maggiori aziende manifatturiere italiane dovranno adeguare il proprio servizio di manutenzione a questi nuovi compiti, con grandi vantaggi per la competitività aziendale e per la competitività dell’industria manifatturiera italiana, nel suo complesso.

Fra le pagine di “Appunti di Manutenzione” su MT&M, negli ultimi 4 anni abbiamo più volte af­frontato l’argomento WCM, migliorativa e le novità delle ISO 9000:2015, soprattutto nel versante della organizzazione e del sistema informativo.

Sono diversi anni, infatti, che sperimentiamo pres­so i nostri clienti le procedure informatiche di sup­porto al manutentore per raggiungere velocemen­te buoni risultati con il monitoraggio degli impianti, l’analisi delle fermate, e le conseguenti azioni mi­gliorative (Maurizio Cattaneo, Manutenzione, una speranza per il futuro del mondo, Franco Angeli 2012). Ma la tecnologia, il sistema informativo e i metodi non bastano, è necessario che i manu­tentori a più diretto contatto con gli impianti, quelli chiamati a risolvere i guasti improvvisi, abbiano buone capacità di problem solving.

La formazione tradizionale porta il manutentore a conoscere meglio gli impianti a lui assegnati, ad imparare i metodi e le tecnologie di intervento, ma non lo aiuta ad affinare le capacità di problem solving necessarie sia per l’attività di diagnosi, sia per valutare le cause prime delle fermate, sia per escogitare percorsi di miglioramento.

Una modalità per far fronte a questi bisogni for­mativi usata spesso nelle aziende consiste nel creare dei gruppi di lavoro demandando ai ma­nutentori “in campo” il solo compito di rimettere in marcia l’impianto (il cosiddetto dépannage) e lasciando a tecnici specializzati il compito di ap­profondire l’analisi della fermata e impostare le azioni migliorative.

La separazione dei ruoli non giova però né alla tempestività del trattamento dei dati, che necessa­riamente avviene off-line rispetto al momento della fermata, né alla sistematicità delle azioni migliora­tive, che sono “dimenticate” una volta superata la fermata e rimesso in marcia l’impianto.

Inconvenienti che si riducono se gran parte del la­voro di analisi della fermata e almeno in parte l’in­dividuazione delle azioni migliorative, sono lasciate al manutentore “in campo”.

Questa rivoluzione nei ruoli è resa possibile da adeguati strumenti informativi che permettono ai manutentori “in campo” di avere a disposizione tutto ciò che serve alla analisi della fermata e a fissare i primi paletti per le successive azioni mi­gliorative. Ma ciò non è sufficiente. Occorre anche un maggiore impegno intellettuale.

Ciò comporta migliorare le capacità diagnostiche e di ragionamento logico dei manutentori “in cam­po”, ossia per dirla con un solo concetto: migliorare le loro capacità di problem solving.

Poiché però non si nasce imparati, come accre­scere la capacità di problem solving dei manuten­tori “in campo”?

Una tecnica che stiamo sperimentando da qual­che mese è denominata Pensiero Computazionale che somiglia più alla Logica insegnata da Aristotele nel suo Liceo in Atene, piuttosto che ad una mate­ria informatica. Anche se, nelle nostre Università, sono soprattutto i Dipartimenti di Informatica che la insegnano. D’altronde la stessa espressione Pen­siero Computazionale è stata coniata nel 2006 da Jeannette Wing, una scienziata informatica.

Il Pensiero Computazionale, semplificando, non è altro che un processo mentale per la soluzione dei problemi sulla base di criteri logici e di opportune astrazioni, a cui vanno aggiunti una forte motiva­zione e una decisa ostinazione nel trattare proble­mi difficili. Un efficace strumento per addestrare le persone al Pensiero Computazionale è derivato dai supporti didattici usati per insegnare la logica ai bambini nei primi cicli scolastici, è prodotto dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) e si chia­ma Scratch. Una delegazione del nostro Fab Lab Romagna è stata invitata quest’anno, a fine luglio, all’MIT, per il convegno annuale di Scratch, e mi hanno assicurato che ci sono belle novità anche per la cosa che ci sta più a cuore, ossia l’addestra­mento al pensiero logico degli adulti per stimolare le capacità di problem solving.

Nel prossimo numero della rivista vi daremo ulte­riori approfondimenti.

 

Maurizio Cattaneo, Amministratore  di Global Service  & Maintenance

Pubblicato il Settembre 21, 2018 - (9 views)
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